il fiume della vita, di Adele Libero

Sull’ansa stretta del fiume vitale,
accoccolati nel guardare indietro,
si dondolano l’anime dei tanti
che un mostro rapì al mondo ed al suo male.

Visi rigati, corpi martoriati,
da cure strane e inutili subite.
Negli occhi la domanda più importante
perché, Signore, proprio io, perché?

Perché non c’era allora già il vaccino
che avrei preteso senza protestare?
Perché quest’oggi c’è chi non lo chiede,
ed anzi vuole spazio al suo operare?

Quel senso d’una libertà perduta,
quel non volere mai collaborare,
decade quando ormai la vita è andata
dentro un calice amaro di bugie.

Vorrebbero soltanto ritornare,
anime perse nella lunga strada.
E se forse laggiù non c’è l’amore
solo per noi il meglio è da venire