Gino Strada, un uomo che ha vissuto, di Loredana De Vita

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Questa non è una recensione, ma una testimonianza non di qualcuno che si sia conosciuto personalmente, ma di qualcuno che ha fatto qualcosa di ben più importante: ha lasciato un segno più che condivisibile e indelebile.
Non ho voluto usare una delle tante fotografie di Gino Strada, il suo volto lo conoscono tutti, ma uno dei libri che ha scritto e che narrano di una vita realmente dedicata all’altro, senza distinzione, senza giudizio, senza pregiudizio.
La vita di Gino Strada non solo è stata una perenne testimonianza, ma continua ad esserlo in tutti coloro che ne hanno compreso il messaggio, mai taciuto, persino urlato, del suo essere contro la guerra, contro ogni guerra, perché nessuna guerra ha vincitori, ma solo sconfitti.
Non aveva peli sulla lingua e questa è una delle sue doti che amo di più, non è stato uomo di pensiero teorico, ma uomo che ha costruito il pensiero dell’altro sul sacrificio personale a favore dell’altro stando in mezzo agli altri e mai al di sopra, a favore di ogni essere umano, testimone della sua realtà.
Gino Strada è un uomo che ha vissuto e che vive nella pienezza del significato di questo verbo, vivere. Perché vivere è conoscere, imparare, costruire un pensiero proprio che agisca a favore dell’umanità e non contro di essa.
Così ha speso la sua vita di uomo e di medico, accanto agli altri, ai sofferenti, a coloro che sono sempre stati strumenti e vittime in ogni battaglia combattuta con la violenza della guerra e la virulenza delle parole vuote.
Sembra incredibile, è uno di quegli uomini la cui presenza, anche se non ci si pensa, rincuora; ora, la sua assenza grida forte la necessità di non tradire il suo lavoro, il suo insegnamento, di non lasciare che tutto svanisca dopo il clamore dell’assenza di cui tutti si sono accorti, ma rendere l’assenza stimolo a riconoscere che quel vuoto può essere riempito solo dalla fedeltà e dal coraggio della pratica quotidiana del suo messaggio che forte e chiaro dichiara «i diritti degli uomini devono essere i diritti di tutti gli uomini, proprio di tutti. Sennò chiamateli privilegi».