intervista di Daniela Domenici alla scrittrice fiorentina Monica Bocelli

Come e quando è nata la passione per la scrittura?

Scrivo dagli anni dell’adolescenza, ho iniziato con redigere diari e trascrivere sogni, mi serviva per cercare di comprendere, fare chiarezza, provare a districare l’ingarbugliato mio mondo interiore ed esternarlo per renderlo meno nocivo. Ho sempre amato scrivere e mi è stato molto utile. Incinta del secondo figlio ho frequentato un corso di scrittura creativa e ho iniziato a scrivere brani che poi hanno costituito il mio primo racconto autobiografico.

Ticcoló e Beddeìgo?

Sì, esatto, ho iniziato a scriverlo incinta del secondogenito: Federico quando il primo: Niccolò aveva 2 anni. Scrivevo le parole buffe e storpiate che pronunciava. Mi ha sempre affascinato molto il linguaggio dei bambini, i loro neologismi e le coniugazioni dei verbi, sono buffi, fanno sorridere ma non sono privi di logica. Non narra solo della loro infanzia ma anche della mia e della nascita di una mamma con tutto quello che di bello e non solo la caratterizza.

Anche nel tuo lavoro hai a che fare con i bambini.

Sì, sono pedagogista e insegno in una scuola dell’infanzia, anzi in un centro zerosei del comune di Firenze. Ho insegnato anche nelle scuole superiori ma mi sento più portata per la prima infanzia. È una professione molto impegnativa ma altrettanto gratificante e le relazioni che si instaurano con i bambini riescono a dare molto sia sul piano emotivo e affettivo che su quello prettamente professionale. Noi insegnanti abbiamo il privilegio di assistere alla crescita dei nostri alunni e al contempo alla nostra che avviene anche grazie a loro.

Il tuo lavoro è presente nei tuoi scritti?

Beh, sì è inevitabile, lo è quello attuale dell’insegnamento, oltre a fare la docente di scuola dell’infanzia, offro consulenze psicopedagogiche a genitori. Lo è quello passato di insegnante di scienze umane in una scuola privata per operatori socio assistenziali ed educatrice in un centro antiviolenza per donne maltrattate. Le narrazioni delle quali insieme a quella di un’allieva della scuola per osa, costituiscono la raccolta di racconti uscito nel 2016 Amori funesti.

Mentre il primo quando è uscito?

Nel 2014, ha avuto una lunga gestazione, è durata 7 anni ma ha trascorso anche molto tempo nel cassetto.

Quindi dopo due anni dal primo racconto è uscita la raccolta Amori funesti che tratta un argomento tanto importante quanto delicato e purtroppo attuale, cosa ti ha spinto a scriverlo?

Un’allieva della scuola per osa, mi ha raccontato una parte della sua vita purtroppo caratterizzata anche dal maltrattamento, questo racconto ha fatto riemergere le storie narrate dalle donne vittime di violenza domestica con cui avevo lavorato precedentemente. E proprio per la centralità dell’argomento è stato finora il libro che ho presentato di più e con mio grande piacere, anche in alcune scuole superiori e una insegnante di Scienze Umane ne ha fatto oggetto di studio nella sua quinta classe. I ragazzi sono sensibili all’argomento, ho notato che ogni volta che ne ho parlato c’era una ragazza nelle retrovie che piangeva in silenzio mentre un paio di compagni le stavano vicini e la stringevano in un accogliente abbraccio. Il tema è delicato ed è importante che venga trattato con attenzione e rispetto senza far sentire in colpa i ragazzi, come a volte qualcuno erroneamente tende a fare, perché non si tratta di mettere maschi contro e femmine ma di lottare uniti contro la violenza.

Il terzo libro quando è uscito? E di cosa tratta?

I buoni incontri è uscito nel 2018, è il sequel del primo, qui i figli sono cresciuti, il maggiore è appena entrato nella tanto temuta fase adolescenziale con le sue criticità e le sue difficoltà. Il sottotitolo è esplicativo di cosa possa provare una mamma quando vede i propri figli crescere: tanta nostalgia di quei due bambini che non ci sono più. Mettere per iscritto credo mi sia di aiuto per far fronte a questa situazione e soprattutto a comprendere di volta in volta che cosa provo.

Chi sono le persone con cui hai fatto buoni incontri?

Sia quelle che ho conosciuto: amiche per esempio, insegnanti, colleghe, con cui ho percorso un tratto di strada più o meno breve e che mi hanno donato qualcosa di grande ma anche persone incontrate dentro i libri: autori, professionisti attuali o del passato che hanno contribuito alla mia crescita personale e professionale grazie ai loro preziosi consigli, che mi hanno aiutato offrendomi conforto, consolazione e aiuto nei momenti difficili.

Per finire due anni fa è uscito il tuo primo romanzo: La forza di una donna fragile pensi che possano coesistere in una persona aspetti così contrastanti fra loro?

Ne sono certa, coesistono in ognuno di noi e accettare quelli meno indesiderati, integrarli nella nostra personalità è l’unica strada da percorrere seppur impervia. La protagonista del mio romanzo infatti “guarisce” e diventa forte quando riconosce la sua debolezza. Il percorso è lungo, doloroso e faticoso ma le consente di uscire da una terribile dipendenza.

La sex addiction, perché hai scelto proprio questo argomento?

Non c’è un motivo per cui scrivo di un argomento piuttosto che di un altro, non c’è un’intenzione, uno scopo quando inizio a scrivere. Sono i personaggi che prendono vita quasi in maniera autonoma, iniziano a muoversi all’interno dello scenario della mia mente. La protagonista di questo romanzo è da molto che vive dentro di me o accanto a me, mi parla e io parlo con lei… e il suo disturbo non è nato con lei, è emerso dopo e man mano che la storia procedeva sentivo che era una sua particolarità sempre più intrinseca a lei… poi un giorno ho deciso di metterla su carta. Scrivo perché mi piace farlo, perché qualcosa o qualcuno mi offre l’input per dar vita ad un personaggio. I motivi iniziali sono questi, se ce ne sono altri al momento non ne sono consapevole. Dopo aver narrato di questa donna che soffre di sex addiction mi sono accorta, dalle domande e dall’interesse dei miei lettori che non se ne sa abbastanza e quel poco che sappiamo è intriso di pregiudizi, luoghi comuni, stereotipi, giudizi di valore soprattutto quando si tratta di donne. Ritengo che uno degli scopi della narrativa sia anche quello di far conoscere fenomeni poco conosciuti e attorno ai quali si sono creati pregiudizi tanto infondati quanto deleteri.

Conosci i tuoi lettori? Hai avuto feedback da loro? E con quale canale comunicano con te?

Credo di conoscerne una parte con cui ho scambi e feedback che reputo molto importanti, sono amici, conoscenti, colleghi che leggendomi hanno scoperto una parte di me sconosciuta e si sono meravigliati di quanto sia stata a detta loro “coraggiosa” a mettermi così a nudo. Comunicano con me con vari mezzi: quello diretto verbale vis a vis, oppure scrivendo commenti e recensioni sul mio blog: raccontarsi.altervista.org o sulle mie pagine facebook: Ticcoló e Beddeìgo e My books.

Con i tuoi libri hai partecipato ad eventi letterari?

Sì, alle prime tre edizioni de Il libro del vicino organizzate dal Quartiere n.5 e lo scorso ottobre con La forza di una donna fragile alla quarta edizione del Festival l’eredità delle donne, sono state esperienze emozionanti, ogni volta che presento i miei libri mi emoziono, un po’ come fare un esame c’è un misto di ansia ed entusiasmo.

Che cosa c’è in cantiere adesso? Un altro romanzo…ma questa volta il protagonista è un uomo.

Immagino che tu non possa svelare altro, però è interessante sapere che dopo una predominante presenza di figure femminili nei tuoi quattro libri, adesso tu ci parli di un uomo.

Restiamo in attesa e speriamo di poterlo leggerlo presto. Auguri Monica.

Grazie