Sono nato al sud, di Melania La Colla, recensione di Daniela Domenici

Video della presentazione del libro “Sono nato al sud” di Melania La Colla

ripropongo questa mia recensione al libro dell’amica Melania perché per me ha un valore speciale: oggi 11 anni fa lo presentavo e poi l’indomani lasciavo la Sicilia dopo 30 anni e un mese per tornare a vivere in Toscana, quale miglior saluto avrei potuto dare alla terra in cui è nata mia madre, mio marito, io e i miei tre figli…

Quest’opera prima di Melania La Colla non è un libro nel senso classico del termine, una storia narrata con un inizio e una fine, ma uno splendido variegatissimo melange: da formidabile autrice pluripremiata di testi teatrali qual è, Melania ha immaginato una storia nella sua amatissima Catania degli anni ’70 del secolo scorso e l’ha realizzata come una commedia i cui personaggi principali sono la famiglia Fossi: Gaetano, sua moglie Melina e il loro figlio Roberto detto Rifì perché… la Loren ha chiamato il suo Cipì!!!

E questo è già un input per farvi intuire la formidabile, intelligente ironia di Melania che condisce e colora tutta la storia e grazie alla quale riesce a delineare dei personaggi-macchietta che fanno sorridere e, attraverso di loro, far filtrare anche riflessioni serie, tra tutte le proposte provocatorie e pericolose della Lega Nord che vorrebbe dividere l’Italia che qui diventa la Lica per dividere Catania Nord da quella Sud; o il morbo della mucca pazza o l’austerity.

Non è facile darvi un’idea della complessa bellezza di questo testo che mescola un uso sapiente della lingua siciliana, e catanese nello specifico, utilizzando anche termini del dialetto degli avi con inserti di filastrocche in rima baciata e alternata.

Un altro leitmotiv di questa formidabile “storia meta comica di una questione quasi seria” è la profonda cinefilia di Gaetano, il protagonista, che è lo specchio di quella, straordinaria e affascinante, di Melania che la dissemina, come Pollicino con i suoi sassolini, in ogni riga della sua opera con  l’escamotage del lavoro che fa fare al protagonista in un cinematografo.

E sua moglie Melina, “vezzeggiativo del diminutivo di Carmela”, come scrive l’autrice, ha una cultura così terra terra, diremmo in siciliano che è un po’ “zaurda”, che per elevarsi, a modo suo, storpia le parole che usa credendo di sembrare più “arrinisciuta” ma rendendosi solo più deliziosamente ridicola, quasi alla Frassica la definirei.

Per mettere ancor più in evidenza questa differenza culturale tra i due coniugi Melania crea dei paragrafi, quasi dei duetti lirici, e qui emerge la cultura musicale dell’autrice, in cui i due protagonisti raccontano lo stesso episodio da due punti di vista diversi con termini più meno “acculturati