Nature morte a Firenze, di Simone Togneri, Fratelli Frilli editori 2015, recensione di Daniela Domenici

Un noir davvero molto noir, di qualche anno fa, ambientato nella mia Firenze e profondamente intriso di arte: questo, in estrema sintesi, è “Nature morte a Firenze” di Simone Togneri, originario della Garfagnana, diplomato all’Accademia di Belle Arti a Firenze e scrittore multiforme.

In quest’opera i principali protagonisti sono Simòn Renoir, ex poliziotto e pittore, e il commissario Franco Mezzanotte che si trovano a “percorrere una strada tortuosa che ha origini lontane nel tempo”, intralciata da equivoci, invidie, gelosie, momenti spesso dolorosi e drammatici, per capire quale sia il messaggio celato nei quadri con delle nature morte ritrovati puntualmente sui luoghi dei quattro omicidi, se sia “sfida, follia o estro espressivo portato oltre limiti invalicabili”. Sarà un’indagine ad alta tensione, al fulmicotone che metterà in crisi anche rapporti consolidati come quello tra il commissario e il suo vice e molte certezze vacilleranno.

Complimenti per il ritmo veloce e tambureggiante nei momenti delle azioni sul campo e anche per l’andamento lento, da innamorato, come la sottoscritta, nelle descrizioni dettagliate di ogni angolo di Firenze ritratto in ogni più piccolo particolare.

E complimenti anche per la caratterizzazione psicologica del rapporto quasi paterno, di assoluta fiducia e di tanto affetto, tra Mezzanotte e Simòn: bravissimo!