un matrimonio per bene, di Doris Lessing, recensione di Loredana De Vita

“Un matrimonio per bene” (Feltrinelli,1957) di Doris Lessing è un romanzo che, con chiarezza e senza nascondimenti, racconta il percorso interiore e sociale di una giovane donna che deve scegliere se essere soggiogata dai luoghi comuni circa il matrimonio, la maternità e l’essere esclusivamente una donna che si occupa del marito, dei figli, della casa. Una donna, insomma che rinuncia a scoprire sé stessa e a dare un nome alle sue esigenze e al suo pensiero.
Il romanzo è ambientato in una cittadina del Sudafrica prima della Seconda Guerra Mondiale, una cittadina che risente degli umori del tempo e della discrimanzione tra ricco e povero e bianco e nero. Il vento del socialismo, poi, comincia a diffondersi e nascono nella comunità gruppi di oppositori del sistema capitalistico che si pongono, soprattutto, in difesa dei cafro (appartenenti al gruppo etnico dei bantu dell’Africa sud-orientale) che sono i più maltrattati e sfruttati.
Martha, la protagonista, è una giovane donna che, appena diciannovenne, si sposa con un giovane borghese funzionario statale, Douglas, senza aver mai pensato al suo futuro, a come realizzare sé stessa nella vita, eppure, suo padre è un attivo oppositore dello status quo, i suoi amici sono impegnati nella difesa dei diritti dei più poveri, ma lei semplicemente si adegua.
Il primo periodo del matrimonio trascorre tra feste e festeggiamenti e Martha sembra non pensare ad altro che alla sua gioia. Via via, però, la ragazza comincia a percepire di essere chiusa in un recinto mentre tutto il mondo cresce e segue traiettorie diverse dalla sua stabilità, o apparente tale. Comincia così il suo malessere e il desiderio di liberarsi dagli stereotipi. La nascita della figlia le darà occasione di sperimentare un’educazione diversa da quella che le è stata impartita, e la partenza di Douglas per un campo di addestramento militare (da cui farà presto ritorno senza aver mai partecipato alla guerra) sarà il punto di svolta che le offrirà l’opportunità di scoprire sé stessa e di impegnarsi nella società fragile che la circonda.
Il ritorno di Douglas, drammaticamente, per la violenza (anche fisica) con cui il marito le imporrà di “rientrare nei ranghi”, e il rifiuto di sua madre di aiutarla, porranno Martha dinanzi a una scelta: adeguarsi o emanciparsi? Ovvio che solo al lettore è consentito di conoscere che cosa accadrà di Martha e della sua vita.
Doris Lessing, anche in questo romanzo, rivela l’arguzia e la profondità della sua capacità di scrutare i suoi personaggi, maschili o femminili, dall’interno rivelandone pregi e difetti e di scriverne adeguandosi al loro modo di essere e al loro sguardo per meglio rivelarne le peculiarità.
“Un matrimonio per bene” (Feltrinelli,1957), è un romanzo che merita una lettura attenta e che il lettore si lasci coinvolgere e travolgere dal percorso di maturazione della protagonista e, attraverso di lei, di tutte le donne che si trovano nella difficoltà di dover scegliere se essere protagoniste della propria vita o gregarie nella vita di un uomo.