Gli ipocriti al teatro Manzoni di Calenzano (FI), recensione di Daniela Domenici

gli ipocriti

Sin dall’entrata è già emozione e stupore perché Stefano Massini, regista e autore della rielaborazione di questo testo dal capolavoro di Molière “Il misantropo” ha scelto di far accomodare gli spettatori sul palcoscenico e di utilizzare tutto il resto del teatro come luogo dell’azione in cui i suoi bravissimi allievi del secondo anno hanno dato vita a “un’ardua prova di recitazione, sospesa fra grottesco e sublime, quest’opera è una sfida del tutto teatrale dal momento in cui affronta di petto, e senza sconti, l’arduo dilemma umano tra verità e artificio…” ed è stato un escamotage assolutamente magico che ha reso ancora più coinvolgente la prova teatrale di questi giovani attori e attrici che si sono avvicendati in diversi cast per quattro serate, ieri era l’ultima, con doppio spettacolo ogni sera: un vero tour de force che ha avuto un successo quotidiano meritatissimo.

Il protagonista, Alceste, è un ragazzo che non accetta compromessi, ogni teatrino sociale lo disgusta e il pubblico, in poco più di un’ora, segue la sua vicenda quasi in apnea per sapere se la sua visione donchisciottesca del mondo avrà la meglio o se dovrà scendere a patti per continuare a vivere nella società.

Il cast è alquanto numeroso perché insieme ai tanti allievi partecipa anche un gruppo di cantanti-attori che intonano un’aria verdiana e che hanno la funzione del coro greco quindi il mio applauso e il mio “bravi” va a tutti ma un complimento e un applauso in più se lo meritano i formidabili allievi protagonisti ieri sera nei ruoli principali: Alessandro Vellutini che è il giovane Alceste, Francesca Fichera che interpreta Celimene, la donna da lui amata,  Bernardo Bugiani – Oronte il poeta che chiede il parere di Alceste,  Marco Passafiume – Filinte, l’amico che tenta di fargli cambiare idea e Laura Quartara – Arsinoè, una dama dell’alta società come Celimene con la quale ha un delizioso e sottile “scontro” verbale perché bisogna “fingere per esistere, fingere per sopravvivere, fingere per riuscire. E poco male se la medicina del sorriso trasforma lentamente l’umanità in un circo felliniano…”: grazie a Stefano Massini e ai suoi bravissimi allievi per le emozioni che ci ha regalato.

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