L’errore linguistico – “Il dialetto e la lingua” di Alessio Di Giovanni

alessio di giovanni da alphonsedoria.

Ringrazio l’amico Alphonse Doria, siculianese doc, che mi ha gentilmente fatto leggere le sue riflessioni su questo delizioso libriccino (che potete leggere in versione completa al link alla fine del post)

senza sapere (gliel’ho detto dopo…) quanto io ami e conosca profondamente la lingua siciliana a tal punto da aver scelto di scrivere la mia tesi di laurea in lingue straniere (inglese e russo) nel lontano 1996, alla facoltà di Catania, con i prof. Tropea e Trovato, facendo un’analisi linguistica di una commedia divertentissima, “L’arti maggica” di Antonietta Maugeri Tuttobene, scritta in lingua catanese con “infiltrazioni” messinesi…
…Nelle note Alessio Di Giovanni riesce a dare le giuste coordinate degli errori linguistici più frequenti. Eccovi un esempio delle più interessanti:
Pagina 3 – Nota 1: “E’ frequentissimo, nel siciliano, la ripetizione, non solo di due aggettivi, che formano il superlativo assoluto (spronti, spronti, vivi vivi) ma anche di due nomi che servono ad indicare un movimento continuo (java strati strati, casi casi, quasi di strada in istrada, di casa in casa) o una ripetizione estensiva della stessa cosa (lu ciumi è cuti cuti, cioè: fitto di stelle). Se ne trova un esempio in Boccaccio: “marina marina si condusse fino a Trani”. Nota 2: “Il complemento di maniera (facci a conza di birbanti; si lu vippi a stizza a stizza) si fa precedere sempre, nel siciliano, dalla proposizione a, anche col nome colore che, in italiano, generalmente rifiuta ogni preposizione.
Pagina 4 – Nota 1: “Ricordo che nni in siciliano, oltre che per ci, pronome, si adopera anche come proposizione per in e da. Talvolta vale ne, o è riempitivo. Pagina 5 – Nota 1: “Ricordare la regola che gli intransitivi che indicano moto in siciliano, pigliano l’ausiliare avere, in italiano, quasi tutti, l’ausiliare essere.
Pagina 6 – Nota 1: “In siciliano, il passato remoto, che, in italiano, indica azione del tutto passata, si usa invece del passato prossimo, il quale, nella lingua nazionale . Così talvolta il passato prossimo fa le veci del passato remoto.
Nota 3: “Le proposizioni subordinate oggettive che, in italiano, hanno il congiuntivo quando l’azione che si vuole esprimere non è certa, in siciliano, invece prendono l’indicativo. Lo stesso avviene nelle subordinate oggettive, indicanti un augurio: Lu Signuri ti lu renni per .
Pagina 9 – Nota 1: “Invece del futuro, il presente indicativo, che come in italiano denota .
Pagina 10 – Nota 1: “Le subordinate oggettive implicite che, in siciliano, si fanno col participio passato, in italiano, si fanno invece, col solo infinito. L’oggettiva participiale siciliana si può tradurre, quindi, in italiano, facendola esplicita col presente o imperfetto congiuntivo.” La Nota è stata in riferimento al seguente testo: “Vogghiu cuntatu pani pani, vinu vinu!”. Traduzione, in questo caso è una traslazione: “Voglio che tu me lo dica chiaro e tondo!”.
Pagina 13 – Nota 1: “Siccome, in siciliano, manca il presente congiuntivo dei verbi, la subordinata soggettiva prende o il presente indicativo (pari ca Mussolini dici supra lu seriu) o, come in questo caso, l’imperfetto congiuntivo. (Testo in riferimento: “Si stassiru saggi,” Traduzione: “Stiano quieti,”). Lo stesso avviene delle subordinate oggettive: spiramu ca veni, spiramu ca vinissi „na bona vota!”
Nota 2: “L’imperativo siciliano si forma anche coll’imperfetto del congiuntivo: Nun chiancissi, pi carità (Non pianga, per carità!)”
Pagina 14 – Nota 1: “Gli aggettivi possessivi: miu, tuu, suu, quando precedono un nome si cambiano in mè, tò, sò, per il singolare e pel plurale e pel maschile e pel femminile. Comunemente si suol distinguere il singolare con un accento grave mè (mio, mia); il plurale con un apostrofo: me‟ (miei, mie).”
Pagina 40 – Nota 1: “Muoversi per fermarsi”.
Nota 2: (Testo in riferimento: “ sò figgi avi a divintari mugghi di prima!”) In siciliano, ha valore avverbiale. Traduci: migliore.
Nota 3: (Testo in riferimento: “N‟‟aviamu vistu, l‟autru ajeri, e n‟aviamo salutatu a lu solitu …”) Anche il transitivo reciproco prende , in siciliano, l’ausiliare avere; in italiano essere. Traduzione: C‟eravamo visti, l‟altro ieri, e c‟eravamo salutati.
Nota 4: Traduci questa subordinata soggettiva con l’imperfetto del congiuntivo. (Testo in riferimento: “A com‟era vistutu, mi parsi d‟essiri „na specii di putiaru,”), quindi la traduzione è: “Era vestito in modo che mi sembrasse una sorta di bottegaio,”
Pagina 41 – Nota 1: Anche questa subordinata finale, va tradotta col congiuntivo, presente però, perché nella principale, (ti lu dicu) v’è il presente indicativo. (Testo in riferimento: “Iu ti lu dicu pir tu essiri sempri bonu e studiusu!…”). Quindi la traduzione è: “Io te lo dico affinché tu sia sempre buono e studioso!…”.
Nota 2: Qui tintu (cattivo) non è aggettivo, ma ha valore di avverbio, e va tradotto male. (Testo in riferimento: “S‟avissi liggiutu tintu, lu maistru mi l‟avissi dittu!”. Quindi la traduzione è: “Se avessi letto male, il maestro me lo avrebbe detto!”.
Pagina 42 – Nota 1: Il presente indicativo o imperativo unito con l’infinito. Uso speciale del siciliano. (Testo in riferimento: “Peppi vidi ca semu scarsuliddi! Va vinni la truidda,”) Traduci: va a vendere. Se ne trova un esempio, però, in Guido Cavalcanti: Traduzione: “Peppi, nota che siamo dei poveretti! Vai a vendere la maialina,” Pagina 44 – Nota 1: (Testo in riferimento: “Comu finèru li véspiri,”) Ha valore di avverbio di tempo: appena, quando.
Nota 2: (Testo in riferimento: “Iu m‟appiccicai a un lampiuni pi vidiri bonu”) Avverbio non aggettivo, in questo caso: bene.
Pagina 54 – Nota 1: Complemento vocativo preceduto dall’articolo, come, del resto, si usa talvolta anche in italiano. (Testo in riferimento: “Curaggiu, lu frati!”) tradotto: “Coraggio fratello!”.
Nota 2: (Testo in riferimento: “Cà unni si vutavanu vutavanu mischinazzi,”) Da per tutto. Dovunque. Quindi tradotto: “Che dovunque si voltavano poverini,”.
Grazie a queste direttive, come detto precedentemente, l’insegnante che riscontra un errore linguistico commesso dallo scolaro deve soltanto evidenziare e correggere con le giuste spiegazioni. Solo così e con l’impegno dello studente potrà essere evitato, sicuramente non con il solo rimprovero e il solito beffeggiamento davanti tutta la classe e i vari e annessi appellativi animaleschi perché lo scolaro infine ricorderà la cattiva figura e gli appellativi ma non capirà mai perché ha sbagliato e alla prossima occasione ripeterà l’errore.
Per concludere: per un corretto italiano occorre un corretto rapporto con il siciliano (la parlata territoriale) quindi occorre una appropriata conoscenza linguistica anche del “dialetto”.
Da http://www.alphonsedoria.altervista.org