L’economia femminista, da me tradotto e rielaborato

 feminist economics

L’economia femminista è lo studio critico dell’economia includendo la sua metodologia, l’epistemologia, la storia e la ricerca empirica, tentando di oltrepassare i pregiudizi androcentrici (maschili e patriarcali).

Si focalizza su argomenti di particolare rilevanza per le donne come il lavoro di cura o la segregazione occupazionale (esclusione delle donne e delle minoranze da certi campi); le carenze dei modelli economici come il trascurare la contrattazione “intra-household”; nuove forme di raccolta dati e di misurazione come il Gender Empowerment Measure (GEM) e delle teorie più “gender aware”, consapevoli del genere come l’approccio per capacità.

L’economia femminista recentemente cerca di produrre un’economia più “gender inclusive”.

L’economia femminista richiama l’attenzione alle costruzioni sociali dell’economia tradizionale mettendo in discussione la misyra in cui essa sia positiva e obiettiva e mostrando come i suoi modelli e metodi siano di parte verso preferenze maschili.

Poiché l’economia è tradizionalmente focalizzata su argomenti considerati “culturalmente maschili” come l’autonomia, l’astrazione e la logica, l’economia femminista richiede l’inclusione di più argomenti femminili come l’economia familiare, le connessioni, la concretezza e le emozioni e mostra i problemi causati dall’esclusione di queste tematiche. L’inclusione di tali argomenti ha aiutato a creare delle politiche che hanno ridotto la discriminazione  la non equità di genere, di razza e di etnia soddisfacendo le mete normative centrali in tutte le economie.

Molte studiose come Ester Boserup, Marianne Ferber, Julie A. Nelson, Marilyn Waring, Nancy Folbre, Diane Elson e Ailsa McKay hanno contribuito all’economia femminile.

Dagli anni ’90 del 1900 è stata riconosciuta come un campo stabilito all’interno dell’economia.

English Wikipedia

http://ladyeconomist.com/2013/07/23/feminist-economics-syllabus/