Nadezda Petrovic, la prima donna sulle banconote serbe, da me tradotto e rielaborato

 nadezda

Nadezda Petrovic è certamente una delle figure più importanti dell’arte serba all’inizio del 20esimo secolo.

Sebbene una gran parte delle sue opere rappresentino i picchi massimi dell’arte serba e jugoslava i suoi quadri rimasero non apprezzati e perfino contesti durante la sua vita. Questo è un peso che dovette sopportare per aver introdotto elementi di modernismo nell’arte serba, forse perché lei dipingeva in un periodo in cui l’impressionismo era lo stile prevalente.

È stato solo dalla sua prima mostra retrospettiva nel 1938 che le sue opere sono state etichettate come espressionismo o piuttosto favismo che risolutamente spostava l’espressione plastica dall’accademismo all’impressionismo e più avanti dall’impressionismo agli stili artistici di epoche più recenti.

Nacque a Cacak nel 1873 e crebbe in una famiglia che apprezzava l’arte. Frequentò la scuola serba di disegno e pittura con Kiril Kutlik. Continuò la sua istruzione a Monaco con Anton Azbe e Julius Ekster dove eccelse nell’abilità tecnica della tempera, il mezzo con cui sono fatti i suoi primi paesaggi dai vividi colori.

Dopo il ritorno in Serbia nel 1904 partecipò alla preparazione della prima mostra jugoslava dove presentò il suo primo dipinto “Vendemmia”.

È stata la fondatrice e prima segretaria del “Circolo delle Sorelle Serbe” e una delle fondatrici della Società degli Artisti Serbi, di “Lada” e della “Prima Colonia Serba”.

Cercava ispirazioni per le sue opere viaggiando per la Serbia come vediamo nei suoi quadri “Resnik”, “Ragazze da Sicevo”, “Barcaioli sulla Sava” e “Antico Cimitero di Belgrado”.

Scrisse le prime recensioni d’arte in Serbia e saggi su mostre di arte contemporanea europea. Due anni trascorsi a Parigi lasceranno una traccia sulla sua tavolozza mentre tematicamente in questa fase si focalizzò sulla foresta di Boulogne e sulla cattedrale di Notre Dame.

Tornò in Serbia all’inizio della guerra dei Balcani e servì come infermiera nel Comando Supremo. Questo si può vedere nelle sue ultime opere come “Le tende dell’ospedale Valjevo”.

Morì il 3 aprile 1915.

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