“Donne cattive muoiono” di Marialuisa Moro, recensione di Daniela Domenici

 donne cattive muoiono

Un libro dolorosamente vero, reale, difficile da definire, forse un giallo psicologico questa splendida opera di Marialuisa Moro che ho divorato in un soffio nonostante la mole alquanto ragguardevole di 200 pagine.

Non esito a definirlo uno dei libri più belli che abbia letto ultimamente (e chi mi segue sa quanti siano…) che mi ha toccato molto da vicino in quanto madre di tre figli; le donne scelte da Moro sono madri “estreme”, cattive, in quanto dominano sia la vita del coniuge che quella dei figli e delle figlie, la programmano, la determinano secondo le loro aspettative incuranti dei desideri, delle passioni, delle tendenze della propria prole che castrano come bulldozer, triturandoli/e senza pietà, immolandoli sull’altare del loro personale progetto di vita. Prima ancora che “cattive” le definirei, se posso permettermi, anaffettive.

Straordinari i ritratti che Moro delinea di queste “donne cattive” ma anche dei loro rispettivi figli e figlie. Il protagonista principale è uno psichiatra, Eugenio, costretto a diventarlo, suo malgrado, da sua madre che rientra nel novero di quelle del titolo; intorno a lui s’intrecciano le storie dei tanti personaggi e anche le morti sospette di due “donne cattive” che solo nell’ultima pagina, come nel più perfetto dei gialli, troveranno una soluzione assolutamente inattesa che è una sorta di nemesi sui generis ma non voglio svelarvi altro: lasciatevi emozionare dalle parole di Moro.