libere di sapere, di Valeria Cocozza

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“In tutto il mondo quasi 58 milioni di bambini in età di scuola primaria sono ancora oggi esclusi dal diritto all’istruzione, soprattutto nei paesi dell’Africa Subsahariana e del Sudest asiatico. La maggior parte di questi piccoli, ossia 31 milioni, sono bambine. Altri 32 milioni di ragazze adolescenti non vanno a scuola. Inoltre, circa 250 milioni di ragazzi non sanno padroneggiare competenze di base come la lettura, la scrittura e la matematica, pure se hanno trascorso almeno quattro anni a scuola. I paesi con il più alto tasso di esclusione scolastica delle bambine sono tre: la Nigeria con quasi 5 milioni e mezzo di escluse; il Pakistan con oltre 3 milioni, e l’Etiopia con oltre 1 milione” sono alcuni dei dati riportati nel libro Libere di sapere di Alessia Lirosi pubblicato da Edizioni di storia e letteratura.

Le statistiche non danno sempre buone notizie in materia di parità. L’interessante volume di Alessia Lirosi non fa altro che confermarlo, impreziosito dalla trasversalità con cui l’autrice analizza il tema del diritto all’istruzione per le donne nel corso della storia, dal Cinquecento a oggi.

Sin dalle pagine introduttive Lirosi chiarisce le finalità del suo volume definendolo “un testo divulgativo e in un certo senso anche didattico” (p. XIII). Obiettivo, questo, raggiunto con una certa rapidità, considerando che ha ricevuto una certa attenzione in termini di recensioni e dibattito. Libere di sapere è un testo molto attuale, destinato a un pubblico vasto, non necessariamente di soli esperti, dalla facile lettura e ricco di informazioni utili a ripercorrere le tappe principali e i modi attraverso i quali le donne hanno via via conquistato il diritto all’istruzione o stanno cercando di raggiungerlo.

Il volume si apre evocando un fatto di attualità, emblema delle discriminazioni di genere nel mondo contemporaneo: la vicenda della studentessa pakistana Malala Yousafzai, di quindici anni colpita alla testa nell’ottobre 2012. Un punto di partenza che pone molti interrogativi sulle condizioni attuali di donne e minori nei paesi in via di sviluppo e che, urgentemente, invita a tornare indietro nei secoli per cercare risposte o se non altro per inquadrare più puntualmente un problema che non è nuovo e che non appartiene solo alla contemporaneità.

La frattura religiosa nel Cinquecento europeo è il punto di partenza dell’excursus storico di questo testo. È dalla riforma protestante che Lirosi avvia il suo racconto per descrivere spazi, tempi e metodi, soffermandosi a tratteggiare sempre le analogie e le differenze dei sistemi di istruzione destinati alle donne nelle diverse realtà europee, a seconda dell’appartenenza sociale o religiosa di ciascuna. Le prime fonti di riferimento sono principalmente quelle a stampa, italiane, francesi, spagnole e anglofone. Uno dei meriti in ambito storiografico che ci sembra di riconoscere all’autrice è proprio quello di aver scavato nella trattatistica per ricostruire i termini del dibattito che, in tempi e modi diversi, animò i secoli passati, trattando l’opportunità o meno di conferire un’istruzione alle donne. Lirosi, nei panni di una moderatrice, si muove tra le opinioni di quanti, uomini o donne, laici o ecclesiastici, dal XV secolo a tutto il XVIII assunsero ferme posizioni a favore o contro l’istruzione delle donne nelle società europee, ma anche tra quanti trascurarono del tutto il tema.

È per altro una donna, Christine de Pizan, a inaugurare questo dibattito nel XV secolo: la prima scrittrice e filosofa francese a sostenere che l’inferiorità della donna fosse di natura culturale. Lirosi è attenta a dare spazio a tutte le voci che nel tempo, da un lato, hanno inevitabilmente e inesorabilmente contribuito a generare un background – molto solido e ben radicato – per l’idea dell’inferiorità delle donne, rispetto a un altrettanto nutrito, ma marginale, filone di intellettuali che, invece, discussero la necessità di un’uguaglianza tra uomini e donne anche e principalmente a partire dall’istruzione e dall’educazione.

L’excursus storico passa in rassegna i momenti salienti della storia d’Europa e non solo, ponendo l’accento sulla svolta che promossero le rivoluzioni americana e francese con la stesura delle prime dichiarazioni formali dei ‘diritti’, introducendo una prospettiva culturale molto diversa da quella discussa prima di questo momento. Sono da ricondurre nel corso dell’Ottocento i maggiori segni di progresso per il tema trattato, nell’ambito di un panorama socio-culturale che stava cambiando e che, di conseguenza, mutò anche i termini del dibattito. È a partire dal XIX secolo che si hanno a disposizione i primi dati statistici e le prime fonti normative utili a definire con maggiore dettaglio il quadro effettivo delle discriminazioni di genere in fatto di istruzione e, per il caso italiano, anche della spaccatura geografica e culturale tra nord e sud.

Il dibattito ha poi assunto una componente internazionale dal secondo dopoguerra e, più nello specifico, dagli anni Ottanta del Novecento quando con la Dichiarazione universale dei diritti umani si è assistito al proliferare di documenti giuridici sui diritti umani e alla nascita di organizzazioni, internazionali di varia natura e in difesa dei diritti delle donne, grazie ai quali si è giunti alla stesura della Carta di Nizza nel 2000, ultimo atto normativo preso in considerazione in questo libro. Il percorso normativo ricostruito dall’autrice, attraverso l’analisi dei principali repertori e documenti internazionali, fa comprendere le motivazioni per cui l’istruzione è ormai definita un bene universale – un empowerment right -, un diritto che “se pienamente garantito, aumenta la consapevolezza dell’individuo, lo rende capace di avere maggiore controllo sulla propria vita e di reclamare il rispetto degli altri suoi diritti” (p. 181).

Con destrezza Alessia Lirosi interseca nel suo volume fili conduttori e dati attinti da ambiti disciplinari diversi, ma complementari tra loro. Al filone storico, evidente sin dal sottotitolo del volume, va a sovrapporsi quello propriamente giuridico. Fili paralleli, quelli seguiti in Libere di sapere che portano alla graduale presa di coscienza della rilevanza e dell’urgenza di un tema che è ormai all’ordine del giorno sul tavolo del dibattito politico internazionale.

La questione dell’istruzione resta in sostanza oggetto, nel passato come nel presente, di discriminazioni di vario tipo in un concatenarsi di fattori e di conseguenze di diversa natura, economica, socio-culturale e logistica. Il volume di Alessia Lirosi offre un’occasione importante per rendere sempre più consapevole l’opinione pubblica dell’esistenza di un pregiudizio secolare, radicato nelle società passate e presenti e, dunque, di una disparità di genere che investe prima di tutto il campo del sapere e che finora non ha reso e non rende ‘tutte’ le donne libere di affrontare le proprie scelte di vita.

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