Me ne vado, di e con Marcela Serli, al teatro Bloser di Genova, recensione di Chiara Germak

 

ME NE VADO- Di e con Marcela Serli

 

Mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar.

Un amplificatore, una barca. Un copione che non ne vuol sapere di parlare e si piega tra le mani degli spettatori in decine di barchette di carta.

Sono i viaggi della memoria legati alla sua storia , quelli raccontati da Marcela Serli , argentina di padre triestino-istriano e madre di origini libanesi, è il viaggio di ciascuno di noi, del clandestino, del profugo, della signora in terza fila con il foulard.

Chi non ha mai pensato in vita sua: Me ne vado.

Ma le radici talvolta sono così ancorate alla terra che è difficile spezzarle, è impossibile trapiantarle. Ecco allora che il viaggio diventa senza scampo, anche nella paura di perdersi e di non ritrovarsi.

Con Marcela i ricordi legati all’infanzia si mescolano con la nostalgia del mare infinito, Mare nostrum, tutti figli, ciascuno con la sua piccola barca. E’ un mare che sa cullare, ma terribile per gli abissi che evoca, la vertigine che richiama.

E’ la storia di piccoli eroi, migranti, povera gente che vuole andarsene .Ma anche di chi decide di partire nonostante tutto, con il rischio di essere incolpato di codardia.

Chi se ne va sono i poveri, non chi sta bene.

Non è questa la cifra storica che ha imbrattato da sempre le generazioni anche se ci chiamiamo fratelli?

E allora..Chi sta bene ?

Ciascun spettatore è invitato ad abbandonare un pezzetto di se’ sul palco, fondendosi in uno spazio scenico in cui l’essenziale trionfa, investito dalla saggia ironia, dalla poesia e dalla leggerezza del monologo di Marcela.

 

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