una foglia caduta in estate, di Patrizia Ciribè, recensione di Loredana De Vita

Patrizia Ciribè: Una foglia caduta in estate

“Una foglia caduta in estate” (Nulla die, 2019) di Patrizia Ciribè è un romanzo in cui immergersi non solo per incontrare la storia dei due protagonisti, Alfio e Gianfranco, ma per ritrovare anche di se stessi quel pensiero nascosto che non osa pronunciarsi che può essere pregiudizio o anche incapacità di affrontare la propria natura, può essere consapevolezza dei limiti, propri e altrui, nel mettersi in discussione e riconoscere che la storia personale di ciascuno è certamente individuale, ma, nell’incontro con la storia degli altri, diventa storia che si trasforma e trasforma, mutabile e profonda, unica ma universale.
Così mi si è rivelata la storia d’amore tra Alfio e Gianfranco, ma anche la storia di non amore tra i genitori di Alfio in contrasto estremo con l’accoglienza che Gianfranco ha trovato nella sua famiglia. Così è l’incontro con la morte e la malattia, l’amicizia e la disperazione. Uno dei pregi di questo romanzo di Patrizia Ciribè è quello di non aver reso “un caso da studio” l’omosessualità dei protagonisti, ma essere riuscita a narrare questa storia all’interno di una cornice di possibilità oltre l’orientamento sessuale. È una storia che non ha definizione di orientamento sessuale, è una storia umana.
In “Una foglia caduta in estate”, infatti, l’autrice opera un’accurata introspezione psicologica e umana di ciascuno dei personaggi che si definiscono attraverso realtà e fantasia, desideri e delusioni, incapacità di relazionarsi con se stessi come incapacità di incontrare gli altri. Non è solo una storia dell’amore tra omosessuali, ma la storia dell’amore, dei suoi conflitti interiori e di quanto questi dipendano non solo dalla personalità di ciascuno dei membri della coppia, ma di tutti coloro che hanno contirbuito a costruirne e consolidarne in bene e in male l’esperienza.
Così, i dialoghi con se stessi che compiono Alfio prima e Gianfranco poi, non sono che monologhi interiori il cui viaggio è controllato non come un flusso di coscienza libero, quindi, ma concentrato sul peso che la vita ha posto sulle spalle di ciascuno. Saranno capaci di liberarsi dal loro diverso fardello? Saranno capaci di compiere quel passo che oltre ogni dolore personale porta al riconoscimento della verità dell’altro come della propria in quanto tale? Un’esperienza di solitudine e rifiuto come quella di Alfio può averne danneggiato e ridotto il punto di vista, ma anche la visione più serena e accogliente di Gianfranco può essere una condanna nell’incapacità di imporre anche se stessi oltre la condizione singolare di Alfio. Non è detto, cioè, che solo chi palesemente si ribella e soffre del suo vuoto porti un peso più pesante, anzi, talvolta l’accoglienza estrema dell’altro porta all’annichilimento della singolarità della persona e alla sua sparizione nella coltre del bisogno dell’altro.
Il romanzo, diviso in tre parti più un breve epilogo, trascina il lettore non dentro la storia dei protagonisti soltanto, ma dentro la propria storia e invita a riflettere e scegliere cercando un equilibrio tra sé e l’altro possibile solo dopo aver incontrato se stessi fino in fondo, caducità e limiti compresi. La narrazione è talvolta lenta, altre rapida e concisa, proprio come il pensiero che si narra e, rispondendo all’io, trova risposte da condividere mettendo a nudo ogni verità senza pregiudizio.
“Una foglia caduta in estate” (Nulla die, 2019) di Patrizia Ciribè, un romanzo bello da leggere, riflettere, sospirare.