Garzaia della roggia torbida, di Ezio Gavazzeni, Fratelli Frilli editori, recensione di Daniela Domenici

Non conoscevo ancora Manlio Rune, investigatore privato per le assicurazioni, ed è stato un colpo di fulmine per vari motivi che vado a dirvi.

Complimenti innanzitutto per la straordinaria, caparbia tenacia e per l’integrità e la correttezza morale con cui Rune conduce le sue indagini per venire a capo di un incendio sospetto a un capannone durante le quali si ritroverà a indagare anche sugli omicidi di due ragazze a Bressana Bottarone, un luogo dell’Oltrepò pavese nei pressi di una garzaia, denominata della roggia torbida, operando sempre in stretta collaborazione con la polizia locale e, nello specifico, con il commissario Rosati.

I miei complimenti all’autore anche per lo stile narrativo molto particolare che colpisce, in primis, per le frasi brevissime, direi quasi lapidarie, che sono la sua cifra distintiva e rendono il ritmo molto veloce, quasi senza pause. Perfetta la caratterizzazione psicologica dei/lle tanti/e personaggi/e, in particolare di Elena, la collaboratrice di Rune, grazie sia ai dialoghi che alle descrizioni degli ambienti in cui si muovono.

È un noir molto noir in cui troviamo alcune tematiche molto attuali, dal trasporto di materiale radioattivo alla prostituzione online, che l’autore tratta in modo dettagliato e approfondito.