parole, di Loredana De Vita

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Nel mondo delle favole tutto è possibile.
Gli animali parlano, le persone possono percorrere chilometri in un passo, il male può essere sconfitto, il sorriso può tornare sul volto degli innocenti. Tutta questa magia è chiusa tra le pagine di un libro.
Quano ero piccola, mia madre e gli zii mi leggevano tante favole, lo ricordo come se fosse ora, un crescendo di parole e suoni che mi avvolgevano e mi guidavano lungo sentieri che forse non avrei percorso mai, ma che dentro di me segnavano una rotta.
Loro leggevano, imitavano le voci, commentavano con me sul significato di una storia, io guardavo le immagini, quelle stesse che percorrevo con le dita anche quando loro non leggevano (e io ancora non sapevo) e rimandavo a memoria le avventure di cui mi era stato fatto dono e i miei eroi nella carta prendevano vita nei miei giochi rendendo meno temibili le mie incertezze e più maturi i miei sogni.
Crescendo è stato come realizzare una magia il poter riuscire a leggere da sola quelle stesse storie e incontrarne altre ancora.
C’è, infatti, qualcosa di magico che lega le parole e i suoni, le parole lette e pronunciate, le parole ascoltate nel profondo del cuore, le parole che restano segno sulla carta e nella memoria. Ed è proprio questa la magia dei libri, cogliere quel legame tra segno e suono che continua a narrare di sé anche quando la storia è finita e il libro è chiuso. È questa l’innocenza, il potere degli innocenti e dei senza potere: la verità nella parola, la sua onestà.
Le mie favole odierne sono nel sorriso dei bambini e in quello della memoria che si attualizza in ogni forma di vita che mi circonda. Le mie favole di oggi sono nell’innocenza che ancora credo possa esistere anche nello sguardo quasi spento dei crudeli e spero tanto, forse ingenuamente, che anche essi possano accorgersene prima di diventare infami e indegni.
Percorro così, con pazienza, questi attimi di luce e di memoria senza escludere quelli di buio. Ogni storia è un segno e ogni segno un’impronta nel tempo e nello spazio, ma oltre il tempo e lo spazio.
Ogni parola scritta o pronunciata è un percorso che conduce al cuore del cuore di ogni persona e della sua storia che si rivela e svela tanto di più rispetto a quello che gli occhi possono catturare con il loro sguardo pigro.
È così che, per me, un libro si trasforma in ali d’aquila che mi portano oltre lo spazio e il tempo in ogni spazio e in ogni tempo.
L’amore per la lettura, per la scrittura, la cura di entrambe nel rispetto della vita delle persone, sceglie l’innocenza e nell’innocenza può anche morire poiché nelle parole oneste neanche la morte può strappare dalla vita, mentre la vita può continuare nella morte.
Tutti questi libri che mi circondano mentre lavoro, il pensiero di tutti quelli che leggerò ancora, mi sostengono in un universo senza limiti né confini in cui ogni suono, segno, parola sono protagonisti di una verità che non cessa mai di esistere e che nell’esistere dà senso alla vita stessa.
Apro ogni libro che comincio a leggere e il cuore palpita più forte, sobbalza persino per l’emozione, nel desiderio di entrare a esserne parte leggendo. Lascio frusciare le pagine per sentire quel suono che dall’interno già mi chiama, che fuoriesce dall’involucro morbido e già trova spazio e dimensione nel mio cuore e nella mia memoria. Odoro la carta per imprimere nelle nari quel profumo di lavoro e di pensiero che si accinge a mescolarsi alla fragranza della mia curiosità e all’ansia di incontrare ed essere accolta in quel mondo nuovo che mi si dischiude. Accarezzo la copertina certa di incontrare una promessa; leggo l’indice, la bibliografia (se è un saggio), l’indice dei nomi e l’ordine delle note; sospiro ai ringraziamenti (spesso presenti) per essere certa che tutto quello che è in quelle pagine diventi in breve anche il mio spazio e il mio respiro. Infine, tamburello con le dita sul libro chiuso, in genere sorrido con l’ansia di un bambino pensando al momento in cui mi immergerò in quel nuovo oceano che mi trascinerà verso orizzonti nuovi nella pazienza del mio navigare tra le parole.
È questa la magia, è questo l’amore per la parola, è questa la speranza di imparare ancora mentre già il cuore e la mente si dispongono al nuovo.
È un rituale, ma un rituale che consola il cuore e accende lo spirito mentre dispone ad accogliere i propri limiti e a valicare ostacoli mai immaginati ma presenti nel tempo che resta e che mi rimane.
È questa l’innocenza, cercare ancora la purezza della parola e del suono e del segno come facevo in quelle favole quando ero bambina e che ancora esultano dentro di me per avermi insegnato il valore e il sacrificio di ogni parola, per avermi mostrato la veridicità del suono e l’autenticità del segno, perché sacra è ogni parola figlia di amore e di senso.