“Perché così poche statue di grandi donne scozzesi?” Di Judith Duffy, da me tradotto e rielaborato

 flora macdonald

Flora MacDonald al castello di Inverness

Dal duce di Wellington a Glasgow a John Knox a Edimburgo a Robert Burns a Glasgow e a Greyfriars Bobby nella capitale una cosa colpisce: sono tutti maschi perfino il cane.

Una nuova ricerca ha scoperto che ci sono soltanto 20 statue che celebrano le donne da sole, ma dove sono Maria regina degli Scozzesi, la scrittrice Muriel Spark, l’artista Joan Eardley, l’attrice vincitrice di premi Deborah Kerr? Nessuna è stata immortalata in una statua in Scozia.

Un progetto per fare la mappa dei “memorials” gestito da Women’s History Scotland e da Glasgow Women’s Library mostra che soltanto 16 donne hanno avuto la loro vita commemorata in questo modo e cinque di 20 monumenti sono dedicati esclusivamente alla regina Vittoria.

Altre statue di donne celebri includono Jean Armour, moglie di Robert Burns, l’eroina giacobita Flora MacDonald, la scrittrice Violet Jacobs e l’attivista Linda McCartney, ultima moglie di Paul. La sua statua è stata pagata da suo marito.

Metà delle statue, 10 su 20, sono state erette alla fine dello scorso secolo. E quattro di queste statue sono simboliche piuttosto che ritrarre le donne davvero. La statua a Edimburgo che commemora la filantropa Mary Dalrymple Maclagan che morì nel 1915 è una madonna con bambino piuttosto che la Maclagan stessa.

Helen MacDonald della Glasgow Women’s Library, che è la moderatrice del “Mapping Memorials to Women” nel progetto in Scozia ha detto che non era noto con esattezza quante statue fossero dedicate a uomini paragonate con quelle alle donne in Scozia.

E ha evidenziato l’esempio di George Square a Glasgow che ha 12 monumenti. “Solo uno di questi è dedicato a una donna ed è la regina Vittoria. Ci sono circa 20 statue dedicate a donne in tutta la nazione. Non è del tutto sorprendente ma sfortunatamente è così”.

E ha aggiunto “Un sacco di staute pubbliche nel paese risalgono all’era vittoriana e quindi non c’era altra donna importante nella percezione pubblica oltre lei”.

L’argomento è stato messo in luce al parlamento scozzese la scorsa settimana dalla laburista Anne McTaggart che ha proposto una mozione per una campagna che onori Mary Barbour, la prima consigliera di Glasgow che portò avanti alcune riforme per il welfare, con una statua. Ma la mozione ha espresso anche la “delusione che pochissime donne siano onorate da monumenti in Scozia”.

Esempi di monumenti a donne importanti si possono vedere in altre grandi città, per esempio a Londra ci sono i tributi a Emmeline Pankhurst, alla regina Boadicea/Boudica, all’infermiera pioniera Florence Nightingale e a Margaret Thatcher. A Dublino c’è Molly Malone, la contessa rivoluzionaria Markievicz e la martire Margaret Bell.

Nei due anni da quando opera il Mapping Memorials to Women in Scozia ha rilevato anche sette statue dedicate ai contributi delle donne alla società come, per esempio, la statua “La Pasionaria” a Glasgow dedicata alle donne e agli uomini che andarono a combattere nella guerra civile spagnola contro Franco e il fascismo; e ha identificato anche circa 300 memorials di tutte le forme che vanno dalle placche sulle pareti e nei parchi alle vetrate e ai tumuli.

Lynn Abrams, docente di “history gender” all’università di Glasgow, ha dichiarato che sarebbe ora sperabile che vengano sviluppate nuove app per i cellulari per dare informazioni sui siti che sono stati censiti. Ma ha detto anche che potrebbero essere trovate altri modi per continuare a commemorare le acquisizioni delle donne piuttosto che più statue.

“Penso che sia più importante intitolare edifici alle donne perché è qualcosa che si vede mentre a una statua ci passi vicino e non la guardi realmente. È importante avere i nomi delle donne nella vita pubblica e nella lingua pubblica che ha forse più impatto di un pezzo di pietra in una strada o in un parco”.

http://www.heraldscotland.com/news/home-news/why-so-few-statues-of-great-scotswomen.21180684