Dai necrologi alle statue alle rotatorie, dove le donne? Di Soraya Chemaly, da me tradotto e rielaborato

 notabledeaths2012

La scorsa settimana, infastidito dal contare gli ultimi 66 necrologi del New York Times e dal trovare che solo 7 erano di donne, la poetessa Lynn Melnick ha “tweeted” il conteggio su @NYTimesObituary mettendo in evidenza il disequilibrio.

@NYTimesObituary ha risposto con spiegazioni incredibili del tipo “dopo un’attenta considerazione crediamo che le donne abbiano una tendenza a morire meno spesso”.

La loro conversazione continuò la mattina seguente quando mi ci sono unita io, totalmente attratta, per chiedere come venissero definite “notable” e “significant”. Nonostante abbia ripetuto scuse interamente plausibili ma che suonavano sciocche la persona che gestisce l’account (ancora anonima) ha ammesso che non aveva alcuna idea che esistesse un disequilibrio di genere.

È stata una falsa conversazione su numeri reali che ha generato tanto interesse. Slate e Poynter lo hanno definito “un problema di tombe”. E la public editor del New York Times, Margaret Sullivan, ha scritto “ancora a parlare di questo: dove sono le donne?” elencando i cambiamenti positivi nell’aumentata diversità nel quotidiano e i più ampi ostacoli culturali per le donne che ottengono la leadership e la parità in base alla cultura. Sullivan ha concluso “i necrologi sono scelti in base alla “newsworthiness”, alla notiziabilità, dei loro soggetti; ma quello è soggettivo. Non è “outrageous” chiedersi cosa potrebbe cambiare se più donne fossero coinvolte in tutti gli aspetti della loro selezione e presentazione”.

Nel 1990 “The Times” ha pubblicato un totale di 691 necrologi e solo 92 erano di donne. Venti anni più tardi, nel 2010, tra gennaio e agosto, le cifre erano quasi identiche: 606 necrologi, 92 di donne.

Nonostante il cambiamento nello status delle donne nella società le donne continuano a rappresentare meno del 10% di tutte le morti “notable”, notevoli, importanti.

E “The New York Times” non è l’unico.

Nel 2012, come documentato dal Women’s Media Center nel 2013, “The Washington Post” ha pubblicato necrologi di 48 uomini e 18 donne e “The Los Angeles Times” 114 uomini e 36 donne.

Quell’anno “Mother Joseph” pubblicò una storia “If a notable woman dies and a major national newspaper doesn’t report it, did it actually happen?” che analizzava in modo dettagliato le morti per genere e occupazione. Concludeva dicendo “forse le donne importanti non muoiono”.

L’area necrologi è solo un sintomo di problemi più grandi con il sessismo istituzionale e le leggi androcentriche.

 

Le donne fanno tantissimo e muoiono. Semplicemente non vogliamo dirlo a nessuno. In ogni modo riconosciuto pubblicamente:

  • Delle 5.193 statue pubbliche, all’aperto, negli Stati Uniti. Indovinate quante sono di donne? 394
  • Nella National Statuary Hall del Congresso ci sono 100 statue. Donne? 9
  • Francobolli? Tra il 2000 e il 2009 206 persone sono state ritratte sui francobolli, 43, meno del 25%, sono donne
  • Nessuna festa pubblica nazionale è dedicata a una donna o ricorda un evento significativo legato all’uguaglianza delle donne
  • A Washington, DC, dove ci sono un’infinità di rotatorie, 20 su 29 sono intitolate a uomini

Secondo la “Equal Visibility Everywhere” la maggioranza delle strade e scuole americane continuano a essere intitolate a uomini.

L’accorato appello di Sullivan assume una rilevanza reale, acuta e commovente nella terra del “living yesterday” quando non solo la prima editrice del Times, Jill Abramson, è stata licenziata ma anche Natalie Nougayrède, la prima editor-in-chief di Le Monde in Francia si è dimessa per “ostacoli”. Fortunatamente entrambe le suddette sono relativamente giovani e ovremo, si spera, aspettare decenni per vedere cosa faranno i media dei loro necrologi.

http://feministing.com/2014/05/15/guest-post-from-obits-to-statues-to-traffic-circles-whither-the-women/