Patto prenatale, di Antonella Cristofani

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per ricordare la scrittrice romana Antonella Cristofani appena scomparsa pubblico nuovamente questo suo delizioso racconto (Antonella aveva un gemello amatissimo)

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un dei 16 racconti della raccolta “Più tic e meno tabù: così si invecchia meglio”

È la corsa più antica del mondo. Gli spermatozoi sono lanciati con tutta quella furia che urge verso la vita. Vita che guadagnerà solo il vincitore, gli altri dovranno morire. Che gara spietata!  Eppure sono tutti così simili nel loro dna costituito da geni che, anche se assommati e combinati in svariati modi, sempre quelli sono. Costretti allora a vivere sulla morte di… fratelli. È dunque questa la causa di tutta quella melanconia esistenziale che nasce con l’uomo. È questo il peccato originale.

Bah, scrupoli, sensi di colpa… cominciamo bene!

Spermatozoa ha risparmiato le forze per la volata finale e si trova in testa. Eccola, si sta tuffando dentro il suo rosso, gonfio, traguardo con una capriola estrema che le assicura la vita.

Resta immobile, estenuata dallo sforzo sostenuto. Si sente accolta da morbide e amorose carezze che già stanno lavorando su di lei, per trasformarla da Spermatozoa a Embriona. Che avvenire strepitoso! Il passaggio successivo sarà Feta e infine Neonata. Carrierona! Nuota felice in quel paradiso, mentre la vestizione da Embriona è già incominciata. Che eleganza! Dimena il codino dalla gioia, ma… in che cosa si è impigliato? Ma è il codino di Spermatozoo! Quello che le ha dato filo da torcere nella tappa di montagna! Ma che ci fa lui qui dentro! Il posto era uno e lei è arrivata prima. Non ci provate! Niente spareggi. È pronta ad avanzare un ricorso. Ad appellarsi ai Probiviri!

–       Beh, carina, la tua vittoria non è stata proprio così netta, ma non ti preoccupare c’era l’ovulo di riserva e mi sono accontentato di un discutibile secondo posto anche perché in questa fase è il più vantaggioso: sta davanti, riceve tutto per primo, esce per primo… la posizione strategica valeva bene un secondo posto, ma credi, sarà l’unica volta che sarò secondo.

Accordarsi per spartire nutrimento, eredità genetiche richiede scaltrezza, rapidità… ma perché questo non si scansa! Non le fa vedere niente! Stanno arrivando braccia, gambe e organi vari… beh, fin qui va bene, queste assegnazioni avvengono d’ufficio, ma i cervelli, i talenti… quelli no! Chi li acchiappa prima li indossa. Ma guardalo! Sta sempre davanti, non le fa vedere niente e si accaparra i pezzi migliori!

–       Tieni piccola, ti passo la bellezza, sei femmina, serve più a te.

Lo odia! Sì, non ci può fare niente. Da quel momento nasce in lei la passione femminista. Intanto lui almeno la deve piantare di ficcargli il gomito nell’occhio e poi…

–       Hai ragione, sorellina, protesta accolta. Fissiamo le regole di convivenza, di distribuzione di ruoli secondo criteri di complementarità.

Concepiscono così uno statuto. Lui oramai ha preso tutti i talenti intellettuali e musicali, ma questo è stato prima dello statuto, ora gli strumenti propedeutici per potenziare tali talenti per coerenza che se li prendesse pure lui. Ma sì, è d’accordo anche lei, che se ne farebbe della passione, senza il talento! Invece è giusto che il ruolo di supporter sia assegnato a lei. È un ruolo tutto al femminile, tanto vale che lo indossi con convinzione e fierezza, pavoneggiandosi in questa sua seconda pelle. Ma in questo patto c’è di più di quanto espresso, c’è il tacito, il non detto che riguarda la loro sfera affettiva reciproca. C’è una trasfusione solidale di forza, di comunicazione immediata che sottende sempre tutto ancor prima che accada.

Il loro abbraccio non è più solo funzionale, non è solo necessità di adattarsi agli spazi angusti disponibili, ora è soprattutto un passaggio d’amore che lega sempre più strette le loro esistenze in una circolazione unica di affettività esclusiva, di complicità che li fonde in un ‘noi’ singolare, in una individualità collettiva, solo gemellare perché solo i gemelli hanno già imparato a spartire prima ancora di nascere. Che bello vivere abbracciati!

Ma l’abbraccio sta diventando sempre più serrato, fino ad essere una morsa dolorosa, ed eccola allora nella sua prima performance di supporter, lo spinge forte, poi però esita.

–       Portami con te, non mi lasciare… ho sentito parlare di certi siamesi… incolliamoci i piedi…

–       Aiutami, spingimi! Mollami! Devi farlo! Guarda, io l’ho già fatto.

È vero, il suo abbraccio non c’è più. È lei che sta ancora aggrappata a quel piede… non ne ha il diritto, lui l’ha lasciata, lui sa… lo spinge con tutte le sue forze, lo fa nascere.

–       Dobbiamo comprare un altro lettino, guardali. Gemella tira ripetutamente i capelli a Gemello, meglio separarli.

Inutile dire che questi non hanno capito niente. Che quel contatto per loro è una necessità, è un ristabilire il circuito, è un rimando al patto prenatale. Sarà un gesto che i gemelli ripeteranno spesso, perché è una loro necessita, è un alimento per lo slancio vitale. Si ripete infatti durante la loro fanciullezza, quando le paure notturne vengono a disturbare i sonni, quando i turbamenti suscitati dalle prime nozioni di storia sacra e di storia di quella umanità sciagurata che invece di amare odia, trucida, tortura. Allora i sogni si trasformano in incubi e il risveglio disperato riceve immediata consolazione dalla stretta della mano dell’altro rassicurante, consolatoria.

Già da quelle prime sofferenze nascono le diversificazioni di tendenze che tanto incideranno sulla vita dei due fratelli. Gemello vuole andare a fondo, sapere se è veramente accaduto ciò che sta turbando così tanto i loro sonni, Gemella invece cerca di non sapere altro, non ne vuole sentire più di storie brutte, raccapriccianti, Caino che massacra Abele, Romolo che uccide Remo solo perché ha saltato un solco! Polinice che odia ferocemente il fratello Eteocle… ma sono tutti matti? E nessuno li ferma? Ma perché tutti questi esempi di odio fratricida? Forse perché quest’assommarsi di caratteri ereditari così omogenei, invece di sfociare in una consonanza perfetta, rovina in un’esplosione di odio. Basta! Gemella non ne vuole sapere di più. Non vuole conoscere la vita se questa è la vita che intendono presentarle. Se ne starà buona, rinchiusa nella sua ignoranza che la proteggerà da altri orrori.

È per questo che la carriera scolastica dei due divergerà in successi strabilianti per Gemello e frustrazioni sonore per Gemella. Ma era già tutto previsto. La divisione dei talenti aveva privilegiato lui, era stato più bravo, più svelto ad afferrarli. Lei sa che può solo aspirare ad un piazzamento di dignitosa mediocrità, lo ha sempre saputo e anzi non deve dimenticarlo mai altrimenti potrebbe finire nelle file sciagurate dei fratelli storici. Per non dimenticarlo è meglio scriverselo.

È così che Gemella comincia a prendere dimestichezza con la scrittura. Scrive tutto, dalle ricette di cucina alle barzellette più divertenti. Fino a riempire quaderni interi che poi nasconde dietro ai cassetti dell’armadio. Sì, deve nasconderli, se Gemello li leggesse… no! Mai. Lui così impegnato nelle ricerche storiche, negli scavi archeologici, si farebbe beffe delle stupidaggini che scrive la sorella. Ma a lei le stupidaggini danno coraggio, la rasserenano, le rendono lieve il cammino.

È la stagione dell’amore, di emozioni che arrivano prima del motivo scatenante, dei profumi di erba che esaltano senza sapere perché, di musiche che strappano via il cuore che se ne va non si sa verso dove. Lei invece lo insegue quel cuore e lo vede arrampicarsi su Sinatra (è solo un caso do omonimia), strofinarsi sul suo sorriso, sdraiarsi sulla sua voce. Ora sa che i languori che sente sono per lui, che con lui respirerà quell’odore di erba, con lui ballerà quelle musiche ammalianti. È un cantante di jazz e sa riconoscere il bisogno di creare. È un artista di razza e sa di quanta libertà necessiti l’anima. È anche però un uomo responsabile e sa che di arte non si vive e, prima ancora di incontrare Gemella, si è laureato e ha ‘appeso la voce al chiodo’.

Riassunta così in due righe sembra un’operazione facile, ma Sinatra è un vero artista e un’elaborazione di questo peso fermenta fino ad esplodere somatizzando il malessere in ripetute sintomatologie di cancri per fortuna solo psicosomatici. Ma Gemella è una supporter specializzata, ha fatto nascere il fratello… sostenere le depressioni dell’artista soffocato le da una tale carica di ottimismo che se lo sposa.

I quaderni di Gemella hanno finalmente trovato posto accanto alle cassette piene  di lettere di fans di Sinatra, epistolario che lui conserva con tenera vanità. Che felicità poter condividere debolezze e illusioni senza doversi nascondere per evitare giudizi di pietra. Che sollievo liberare finalmente quella carica di amore di spessore quasi tattile, piena sì di pacchiana enfasi, ma che si sdogana da tronfi circuiti, sdraiandosi ed espandendosi su sentimentalismi esuberanti, liberi da controlli alteri, da supervisioni di stile. È un sano amore un po’ kitsch, ma tanto spontaneo e rispettoso degli spazi emotivi reciproci.

Mentre sta assaporando tanta divertente felicità, Gemella però diventa seria all’improvviso. Seria? Ma seria è poco, è agitata, disperata, tormentata da… niente, non è accaduto proprio niente che possa aver determinato quel cambiamento così repentino d’umore. Sinatra è preoccupato. Che le sta succedendo? Non è da lei comportarsi così, lei è sempre così coerente, serena, allegra. Gemella non lo sa, non sa motivare questo improvviso attacco di panico, ma non può neanche gestirlo. Esce di casa seguita da Sinatra visibilmente preoccupato che la raggiunge, l’abbraccia, prova a capire. Poi la convince a rientrare e appena hanno rimesso piede in casa si sente squillare il telefono.

–       Gemella, ho ritirato i risultati dell’urografia, sembra ci sia una massa che copre il rene sinistro. Sono spaventato.

Gemella sa come si sente il fratello, l’ha appena provato senza però conoscerne il motivo. Ora però che lo conosce è pure peggio. Il loro padre è morto di recente per un tumore e certe frasi  come ‘massa di natura sospetta’ le hanno già disperatamente sentite. La donna salta in macchina per raggiungere il fratello. No! Non possono di nuovo scontrarsi con una realtà così tragica e poi no con Gemello! Dio ti prego! Arriva in ospedale, raggiunge il fratello e si abbracciano per darsi forza. La circolazione di energia si attiva dall’uno all’altro. Si stringono, hanno paura anche di muoversi come se qualunque azione possa far precipitare gli eventi.

La scultura di dolore è congelata in una pietà di marmo.

La voce del medico giunge ad informare l’interessato che non esiste alcuna massa coprente, ma che più semplicemente il rene non c’è. È nato con un solo rene. La statua comincia ad oscillare come se il marmo fosse diventato fiamma, le due figure si dividono sorprese, per riabbracciarsi e condividere il sollievo.

Solo in quel momento Gemella si accorge che insieme a Gemello c’è una ragazzotta accigliata,  che li considera con ironica disapprovazione.

–       Gemella, questa è Hastia, l’ho conosciuta sullo scavo.

Subito Hastia tira fuori tutti i suoi attributi negativi. Quello positivo è la sincerità di non nasconderne neanche uno. Gemello è affascinato e la sposa. Oramai si sente fragile, ha un solo rene… basta con la vita da scapolo. E poi Hastia è così brava a raccogliere tutti i dati scientifici che gli occorrono per le sue pubblicazioni sugli studi etruschi. Inoltre è abilissima a proteggerlo dai colleghi invidiosi con intenzioni malavitose e piratesche, dagli amici perditempo e anche dalla sorella e dalle nipoti, che hanno una sola mira, sfruttarlo. Magari però sulla sorella e sulle nipoti lui non ha dubbi, Hastia si sbaglia, loro lo amano semplicemente, ma Hastia non contempla sentimenti di disinteresse. Pazienza, il pacchetto va preso per intero e a lui fa troppo comodo essere protetto da perdite di tempo che intralcerebbero i suoi studi. Va beh, Gemella capirà. Lui è uno scienziato. I suoi libri fanno il giro del mondo.

Gemella capisce, ma soffre. Del patto prenatale sembra non sia rimasta più traccia, eppure lei prova a stringere la mano del fratello. Lui però la ritrae guardando timoroso verso Hastia, la quale lo fulmina con occhi di ghiaccio. Lui l’ha conosciuta sullo scavo… ma sì, Gemella lo sa, lo sa da allora che è una creatura nata dalle polveri etrusche. È sorta dai depositi degli scavi, impastata dagli Etruschi con tutti quei contenuti emozionali rimasti sepolti con loro e che debbono restare compressi, segreti, difesi da violazioni che potrebbero alterare verità solo a loro note. Per questo  hanno costruito Hastia con i livori distillati dall’odio e l’hanno corazzata con quella giusta dose di diffidenza, rancore, gelosia, avarizia, fusi in un corpo sbrigativamente concluso. È chiaro, gli Etruschi intendono proteggere Gemello, quel prezioso contatto che sono riusciti a stabilire con il loro futuro, e un funzionale ‘mastino’ è la figura che ci vuole per isolare lo studioso e costringerlo a lavorare nella giusta direzione, ma in fretta. Il tempo è tiranno…

Gemello studia febbrilmente, pubblica, diffonde importanti percorsi scientifici da lui individuati per arrivare a leggere il linguaggio etrusco e Gemella continua a scrivere racconti divertenti per intramezzare lunghe elucubrazioni meditative sul fratello e sul suo allontanamento da lei e dagli amici. Dopotutto il tempo per i sentimenti è sempre il più prezioso, irrinunciabile. Perché lui non ne ha mai? Ma inaspettata e drammatica arriva la risposta.

–       Gemella! Ho fatto la tac. Ho un cancro al rene e uno al fegato! Mi hanno dato tre mesi di vita. Aiutami.

Ecco spiegata la corsa febbrile a pubblicare, la distrazione da ogni altro tipo di interesse. Gli Etruschi sapevano che c’era una scadenza ravvicinata. Ma Gemella li contrasterà. Darà lei un rene al fratello e vedremo chi avrà ragione della sua vita.

Il professor Trapiantoni prende in considerazione l’ipotesi, ma dopo ulteriori indagini decide che il trapianto va fatto al fegato che è ormai tutto interessato dalla lesione, il rene può essere dimezzato e restare funzionante. Invece di tre mesi ne sono trascorsi venti. Gemello ha centellinato i suoi convegni, scritto altri due libri che rimira con gli occhi del sopravvissuto. Poi riprendono le attese snervanti dei responsi, le preghiere, quelle disperate che partono senza indirizzo, non fanno a tempo a sceglierne uno e cominciano con un brivido.

Gemella non sa più cosa fare per sostenere il fratello, si sente fallita anche come supporter, poi decide e porta al fratello qualche suo racconto divertente. Trema come quando a scuola consegnava il compito in classe. Li lascia lì sul letto del fratello e poi va via senza dire niente. Quando torna il giorno dopo trova Gemello in lacrime.

–       Ma che mi hai dato da leggere! Sei matta? Mi hai fatto piangere.

La donna smarrita si sente in colpa, sente di aver osato dove non doveva. Prende i racconti e li straccia in mille pezzi proprio come se fossero colpevoli di aver fatto del male a Gemello già così provato dalla crudele malattia che continua ad attaccare organi non ancora interessati, trapiantati, operati fino a…

–       Gemella, perché mi hai richiamato? Stavo su una barca a vela, scivolavo in silenzio su un mare celeste come il bicchierino di quando ero piccolo. Ero felice!

La mano di Gemella è ancora stretta in quella del fratello. Le avevano detto che era in coma e lei non poteva lasciarlo andare. Allora gliel’aveva afferrata quella mano stringendola forte e lo aveva invocato con tutta la bramosia disperata che può opporre la resistenza della coesione biologica. Ci è riuscita. È tornato. Sì, ma le sta raccontando di serenità lontane. Lo guarda. Gli occhi sono abbandonati al rimpianto, il corpo è abbandonato nel letto, strano… non si vede che è così tanto malato che all’interno di quella pelle si sta scatenando un’orgia di disfacimento ingovernabile. La fisicità di lui non appartiene più a quel ‘noi’ serrato che li ha visti entrare nella vita abbracciati. Ed ora vorrebbero mutilarli? Dimezzare quel ‘noi’? Hastia è sulla porta, il corridoio dell’ospedale la sta risucchiando. Comparsa in un ospedale, dissolta in un ospedale.

Gemello le sta chiedendo ora di lasciarlo andare, come fece nel momento della nascita. E lei lo lasciò, lo spinse, lo aiutò a nascere. Ora vorrebbe essere aiutato a morire? No! È troppo. Non può chiederle questo. Ma in realtà lui è un moribondo che morirà con o senza il suo permesso e lei la deve piantare con i deliri di onnipotenza. Ma è lei che ha paura di restare sola, di essere un ‘io’. Quel ‘noi’ forse esiste solo nella sua zucca. Basta con le favole! Gemella si merita solo un bel calcio nel sedere che la faccia scendere dalle nuvolette. Che viva anche lei una buona volta come tutti, come un ‘io’ senza tante costruzioni psico-fanta sotto le quali nascondersi.

–       Vai pure sulla tua barca, Gemello, e… buon viaggio.

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