Destini, di Eugène Dabit, tradotto e curato da Stefano Serri, Via del Vento edizioni 2026, recensione di Daniela Domenici

Ancora un volumetto gioiello della collana Ocra Gialla della casa editrice pistoiese Via del Vento che mi ha fatto conoscere un autore francese, Eugène Dabit, nato nel 1898 e morto nel 1936, splendidamente tradotto, come sempre, e curato da Stefano Serri.

E’ una raccolta di quattro racconti, pubblicati su Paris-Soir tra il 1933 e il 1936, per la prima volta tradotti in Italia, insieme ad alcuni stralci del suo Diario intimo. Come scrive Serri nella postfazione “in poche righe Destini compendia i temi dell’opera di Dabit, il lavoro, umile, tangibile, con puzzo di sudore, miseria e noia, morte talvolta; la tenebra della solitudine e dell’indifferenza che un caso può rischiarare oppure no; la città che spalanca le sue fauci troppo buie o troppo accese, il corpo che reclama un corpo, la speranza nonostante tutto”. E lo fa con uno stile essenziale, senza fronzoli, doloroso, che non lascia indifferenti, che può turbare o disgustare ma che va accettato in toto: complimenti!

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