accadde…oggi: nel 1993 muore Daisy Lumini

Daisy Lumini – Wikipedia

Daisy Lumini, pseudonimo di Desy Lumini[1] (Firenze18 agosto 1936 – Barberino di Mugello18 agosto 1993), è stata una musicistacompositrice e cantante italiana.

Figlia del pittore fiorentino Vasco Lumini e di una concertista, iniziò lo studio della musica a Firenze e si diplomò giovanissima in pianoforte e composizione.

Si trasferì a Roma e con il paroliere Aldo Alberini, in arte Tritono, scrisse canzoni che da subito le diedero successo, come la trasgressiva Whisky (1959) lanciata nel film Urlatori alla sbarra con l’interpretazione di Mina, che parla di una donna che vive secondo i propri desideri ignorando i giudizi della gente, Il gabbiano, amata dai carcerati, La risposta della novia, interpretata da Milva e tradotta da Charles Aznavour[2]. Diede concerti negli Stati Uniti, dove partecipò al Perry Como Show, cantò alla Carnegie Hall, in Francia e Germania.

Negli anni sessanta, si dedicò alla ricerca e alla diffusione della musica popolare toscana incidendo molti album, e assieme a Beppe Chierici scrisse canzoni e allestì spettacoli di teatro-musica con forti contenuti di denuncia sociale e politica (La ballata di Laika, Ninna nanna per un bambino del Vietnam, Viva la democrazia, Mandura).[3][4] Scrisse le musiche per l’opera teatrale Evaristo (prima assoluta nel 1967 al Teatro Eliseo di Roma) di Franco Molè, con Tomas Milian, Lu Bianchi, Rachele Ghersi, Lisa Pancrazi, Leonardo Cantelli, per la regia di Ruggero Jacobbi.

Nel 1969 con Beppe Chierici mise in scena lo spettacolo Essere e avere, con cui girò l’Italia.[5] Nel 1970 la coppia Lumini-Chierici fece uscire l’album La cattiva erba – Contro la guerra e le armi e nello stesso periodo girarono i teatri con lo spettacolo Daisy come folklore e Beppe come Brassens[6]. Nel 1975 incisero Il paese dei bambini con la testa, un album dedicato al mondo dei bambini con un’ottica innovativa e tratti “rodariani”.[7]

Virtuosa nel fischio melodico, divenne famosa la sua interpretazione del moto perpetuo di PaganiniEnnio Morricone (che per lei trascrisse le canzoni Femmine d’estate e Incantesimi) la chiamò per la colonna sonora de I Basilischi di Lina Wertmüller; fischiò anche nella colonna sonora de La bugiarda di Luigi Comencini. Daisy a sua volta scrisse la colonna sonora del film Commando suicida (1968)[8]. Fece conoscere in Italia il ricco repertorio della cantautrice francese Anne Sylvestre (1934-2020)[9], di cui incise numerose raccolte.

Partecipò alla trasmissione televisiva Ieri e oggi interpretando la sigla di chiusura (che era in realtà una sezione detta del cantastorie) in cui si esibiva assieme al chitarrista Antonio Mastino[10]. Si dedicò, come cantante e talvolta come fischiatrice, anche alla musica contemporanea, collaborando con i compositori Domenico GuacceroGianluigi Gelmetti (Caleidoscopio n 1, n 2, n 3), Giorgio Gaslini (Un quarto di vita, nel 1968-69, insieme a Duilio Del PreteAndro CecoviniEdmonda AldiniGabriella RavazziFranca Mazzola e i due complessi I Nuovi Angeli e i Funamboli). Al Teatro alla Scala di Milano il 9 marzo 1982 cantò nell’opera di Luciano Berio La vera storia su testi di Italo Calvino.[2][11] Interpretò come prima voce Lohengrin, Azione invisibile per solista, strumenti e voci su musica e libretto (1982-1984) di Salvatore Sciarrino, da Jules Laforgue, opera che vinse il Prix Italia nel 1985. Nel luglio 1985 fu una delle interpreti delle Folk Songs di Luciano Berio al XXII Festival di Cervo[12].

L’8 dicembre 1980 andò in scena al Padiglione Conza di Lugano nel dramma didattico Colui che dice di sì (Der Jasager di Kurt Weill) con Arturo Testa e i cori riuniti delle Voci Bianche del Moesano e dei Cantori della Cime.[13]

Nel 1987, presso il Teatro Stabile di Bolzano[14], recitò assieme a Tino Schirinzi (che ne curava per la prima volta anche la regia) ne La favola del figlio cambiato di Luigi Pirandello. Lo conobbe nel 1980 a Siracusa durante la recita delle Trachinie di Sofocle. Si erano sposati, a Vicchio, proprio il 17 luglio 1987, con rito civile celebrato dal sindaco Alessandro Bolognesi[15].

Nel 1991 scrisse le musiche di scena per Stadelman di Claudio Magris diretto da Egisto Marcucci.

Aveva salutato sua madre (che viveva con loro) senza nulla aggiungere, mercoledì 18 agosto 1993, giorno del suo cinquantasettesimo compleanno. Uscita di casa assieme al marito Tino Schirinzi[16], colpito dall’estate 1992 da un tumore dell’esofago con metastasi che avevano raggiunto il tessuto osseo, si recarono[17] presso il viadotto della Futa (l’unico esistente, allora in costruzione) a pochi chilometri dalla loro ex casa colonica in località Uliveta, a Vicchio. La zona è la diga di Bilancino[18] nei pressi di Barberino di Mugello[19][20][21], all’epoca l’invaso era privo di acqua.

Erano probabilmente le ore 18.30, in località Ghiereto avevano parcheggiato la loro Golf cabrio, una ragazza, poco prima, li scorse da lontano.

Mano nella mano[22] si buttarono da 30 metri giù dal viadotto, oggi non più percorribile a piedi perché percorso dalle autovetture[23]. Non fu trovato alcun loro scritto dai carabinieri di Borgo San Lorenzo, chiamati poco dopo da gente di passaggio e dagli automobilisti. Le indagini furono fatte dalla magistrata di Firenze Emma Boncompagni. Il 20 agosto furono officiati i funerali nella chiesa di San Quirico[24] a Sagginale[25], località Rocca Bruna, non distante da casa loro.[26]

La trasmissione radiofonica svizzera in lingua italiana Grand Bazaar della RSI Rete Due, condotta da Christian Gilardi, ha dedicato nel marzo 2026 alla cantante toscana, tre puntate sulla sua musica popolare.[27]

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