Harry Potter e la pietra filosofale, di J. K. Rowling, Salani editore 1998, recensione di Daniela Domenici

Dovevo arrivare alla mia non più verde età per scoprire il mondo fatato di Harry Potter che mi ha fatto conoscere mia nipote che ha già letto tutti i libri della serie; mi ha prestato il primo che ho divorato in un attimo e di cui parlo in questa mia recensione.

Superlativamente magica la scuola di Hogwarth dove si svolge la maggior parte del libro, impossibile non innamorarsi, sin da subito, di Hagrid, il guardiano, di Ron e Hermione, amici di Harry, e soprattutto di Albus Silente, il mio preferito.

La fantasia sconfinata, variegata, colorata di Rowling mi ha avvinto e appassionato come non avrei mai immaginato; non desidero riemergere dal suo mondo di incantesimi, magie, unicorni, draghi, gufi, pietre filosofali e tanto altro (incantevole la partita a scacchi…) e quindi inizierò subito a leggere il secondo libro della serie dal titolo “Harry Potter e la camera dei segreti”.

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