Enciclopedia delle donne | Biografie | Fallaci Oriana: Firenze 1929 – Firenze 2006
“Oriana Fallaci – Scrittore”: questa la famosa incisione che l’autrice di bestseller volle nella sua lapide.
Oriana Fallaci nasce a Firenze il 29 giugno 1929; figlia primogenita di un artigiano, Edoardo, e una casalinga, Tosca Cantini. Gli anni dell’infanzia, nonostante la povertà della
famiglia, sono arricchiti dallo studio dei libri classici e dalla scoperta della passione per la scrittura.
In tenera età viene a contatto con la situazione politica e sociale che attraversa in quegli anni l’Italia. Infatti, per aiutare il padre partigiano, che viene anche catturato e torturato dal regime, fa da staffetta per portare materiale e messaggi. Il suo nome di battaglia è Emilia, e la sua dote quella di riuscire a passare inosservata; qui ha origine il suo entusiasmo, il coraggio e la lotta ai valori morali.
Inizia a lavorare per il quotidiano «Il Mattino dell’Italia centrale» per potersi mantenere mentre frequenta la Facoltà di Medicina. Dopo un anno, però, si trasferisce alla Facoltà di Lettere. Comprende subito che questo mondo le appartiene, dimostrando talento e impegno. Lavora per un breve periodo per «Epoca», insieme allo zio Bruno, finché entrambi vengono licenziati, come lei afferma: “Avevo commesso un crimine imperdonabile: essere nipote di mio zio. Io e lo zio Bruno nonsiamo mai stati oggetto di tenerezze nel giornalismo italiano. Per via della nostra abitudine didire pane a pane, vino a vino, e cretino al cretino, suppongo”. (De Stefano, 2013)
Pochi anni dopo viene assunta da «L’Europeo». Il suo sogno è ancora quello di diventare una scrittrice. Il giornalismo la conquista perché le permette di viaggiare (condizione di ado offerta alle donne in quegli anni) e conoscere nuovi mondi.
Grazie ai viaggi in America scopre un nuovo tipo di scrittura, più incisiva, che fa propria.
Nel 1956 si sposta in Ungheria per raccontare la storia del regime comunista. Nel 1961 è coinvolta in un progetto di scrittura sulla condizione della donna in Oriente (Il sesso inutile,
Milano, 1961). Inoltre ha l’opportunità di visitare e conoscere molti luoghi e persone. Nel 1962 viene pubblicato il primo romanzo: Penelope alla guerra (Milano, 1962). Grazie al successo riscontrato, può scegliere di cosa occuparsi. Inizialmente si dedica ai viaggi nellospazio; questo le permette di conoscere Pete Conrad, astronauta dell’Apollo 12.
Sin dalle sue collaborazioni all’«Europeo» Fallaci propone la figura della giornalista non solo come reporter, ma come co-protagonista della narrazione giornalistica. Le sue interviste sono accompagnate da foto in cui lei compare con l’astronauta, con Sean Connery 007; insomma costruisce un’idea molto spettacolare della donna giornalista, proponendosi già come personaggio. Se il giornalismo americano conosceva già da tempo questo modello, in Italia Fallaci si confronta sul piano della popolarità con Camilla Cederna – penna pungente e dotta, ritrattista di costume della società.
Successivamente Fallaci viene inviata in Vietnam per raccogliere una serie di interviste che rende subito originali. Come lei afferma: “Io non sono un venditore di parole. Sono un venditore di idee che paga sempre per le sue idee, giuste o sbagliate. E quando gli stupidi hanno paura di me e non vogliono essere intervistati da me io rispondo: «Non hanno paura di me. Hanno paura della verità»” (Fallaci, 2017).
Così Oriana Fallaci ha modo di confrontarsi con leader degli anni Settanta, tra cui Yasser Arafat e Indira Gandhi. Racconta poi altre guerre come quella arabo-palestinese e quelle etniche in Asia: in ogni circostanza non si sofferma sugli eventi esterni, ma analizza le emozioni e i conflitti interiori.
Nel 1977 abbandona «L’Europeo» e le interviste per dedicarsi solamente ai suoi scritti.
Risalgono comunque al periodo le famose interviste a Muammar Gheddafi e Ayatollah Khomeini. Alla fine di quest’ultima compie un gesto anticonvenzionale, dopo un acceso scambio di battute tra i due: si toglie lo chador. Questo protagonismo le sarà sempre caratteristico, e le sue posizioni provocatorie lo rafforzano: è un modo di affermare il suo punto di vista sempre autonomo, non retorico, ma sicuramente attento al proprio tempo. Si tratta di un giornalismo di opinione, per nulla impersonale e obiettivo, ma anzi sempre al limite della narrazione.
All’inizio degli anni Novanta, scopre di avere un tumore e si ritira nella casa a Manhattan, dove inizia la scrittura di un grande romanzo familiare che sognava da tempo. Il lavoro viene interrotto l’11 settembre del 2001: abita molto vicino alle Torri Gemelle e l’evento la colpisce nel profondo. Si dedica quindi alla scrittura di un articolo: La rabbia e l’orgoglio (Milano, 2001), che forma poi una trilogia: La forza della ragione (Milano, 2004); Oriana Fallaci intervista sé stessa – L’Apocalisse (Milano, 2004).
In Un cappello pieno di ciliegie (Milano, 2008), racconta la storia della sua famiglia; il romanzo viene pubblicato dalla casa editrice di fiducia, Rizzoli, dopo la morte avvenuta il15 settembre del 2006.
Oriana Fallaci scrive in modo semplice, come lei stessa afferma: “Risponderò in stile minigonna, cioè in modo abbastanza lungo da coprire l’argomento e abbastanza breve da renderlo interessante”. (Fallaci, 2009)
Tra i romanzi più fortunati si leggono ancora: Lettera a un bambino mai nato (Milano, 1975), pubblicato in seguito a due aborti spontanei; Un uomo (Milano, 1979), ispirato all’amato Alexandros Panagulis, politico greco morto per cause ancora misteriose; Insciallah (Milano, 1990), focalizzato sul rifiuto della guerra, in particolare quella libanese.
Famosa per il riserbo con cui creava le sue opere, dedicava molto tempo per ogni stesura e non accettava di buon grado critiche o correzioni. Chi l’ha conosciuta ha apprezzato il perfezionismo e la determinazione.
Ancora oggi viene ricordata per l’impegno, la risolutezza e la discrezione dimostrati nel lavoro: “Io non ho mai autorizzato, né autorizzerei mai, una mia biografia personale. Te l’ho detto mille volte. I miei avvocati hanno sempre fermato coloro che volevano scrivere la mia biografia personale cioè la storia della mia vita e della mia famiglia. E conosci le ragioni. Una è che non affiderei mai a un’altra persona la storia della mia vita; una è che i biografi sono traditori come i traduttori e in buona o cattiva fede sbagliano sempre; una è che sono ossessionata dallaprivacy”. (De Stefano, 2013)

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