“La vita come un puzzle” dal libro “Julie e io”di Giulia Gulino – Youcanprint editore

La normalità è un concetto talmente astratto e controverso come l’amicizia e l’amore; è qualcosa che ti coinvolge pur lasciandoti nell’incoscienza: “the fish doesn’t know the water”. Viviamo in un equilibrio instabile cercando di piantare piccoli paletti, di porre dei piombini sul velo fugace della nostra personalità, apparentemente e temporaneamente stabili: si chiamano punti di vista.

Ci rinchiudiamo in una bolla di vetro fragile fin quando qualcuno, un giorno, non decide di togliere il vapore che ci offusca la vista e ci fa sentire protetti; così la nostra bolla prende il volo e segue la direzione del vento, i nostri occhi tradiscono il terrore nero dell’anima.

Non vogliamo crescere perché non vogliamo vedere, non vogliamo scoprire le serpi nell’Eden del mondo. Eppure siamo obbligati ad ammettere che il nostro punto di vista può rivelarsi ingannevole, bisogna trovare il coraggio di venirne fuori aggrappandosi a ogni piccolo segnale lanciato al destino. Può capitare che il trauma della scoperta, la rivelazione dell’inverso, avvenga in modo naturale a causa di eventi esterni, l’ambiente esercita una forte influenza sull’organismo, la luna può diventare l’imperatrice della notte. Alcuni viaggi ti aiutano a innalzarti dal vortice tiranno che ti fa girare a suo modo strappando le radici solide che ti legano a luoghi e persone care.

E’ come cercare di prendere in mano un puzzle bellissimo composto da migliaia di pezzi assemblati con tenacia e pazienza durante molti anni con la brama e la forte curiosità di vedere la forma ultima e totale. Lo tieni in mano per una frazione di secondo illudendoti che ci sei riuscita, che hai vinto la corrente comune, il cuore fa un grande balzo e…puf!

La magia cede il posto alla realtà triste dei pezzi che si scompongono  precipitano a terra confusi, sparpagliandosi in modo irreversibile e provocando rumore e sgomento. Ogni pezzettino che piove giù si impadronisce di un giorno della tua vita che appartiene al tempo del passato e quando ti sembra d’aver perso proprio tutto qualcuno ti mette una mano sotto il mento per risollevarti il capo e reagisce con un sorriso guardando i tuoi occhi smarriti da bambina impaurita che si sente nuda in balia di destini inafferrabili. Il suo sguardo è fiero e forte, si abbassa a raccogliere ogni singola parte del puzzle per riporlo dentro la scatola; ti accorgi che nel suo lavoro c’è qualcosa di misterioso e incomprensibile: i pezzi cambiano forma e colore.

Con curiosità attendi e osservi. L’uomo si alza e ti porge nuovamente la scatola dopo averla agitata due o tre volte rumorosamente per mischiare i pezzi al suo interno. Il suo bel sorriso fa da sfondo al tuo lungo sospiro. Non ne conosci la ragione ma ti senti più serena, ignori cosa tenga in serbo per te la scatola magica del futuro, forse sei pronta a ricominciare.

Il passato è finito ieri, da oggi il futuro attende il domani.