Versacci di un fannullone di Maurizio Ternullo, recensione di Daniela Domenici

Sottotitolo “cronache della fine di un regime”: quale regime? Quello da cui purtroppo, immemori della tragedia del fascismo, ci siamo fatti governare negli ultimi anni e su cui Maurizio Ternullo, che nella vita di tutti i giorni non è un commentatore politico ma lavora come astrofisico all’osservatorio di Catania, ha sapientemente scritto i suoi 93 “versacci di un fannullone”, dandoci subito la misura della sua deliziosa ironia sia con il sostantivo dispregiativo che nel definirsi quello che non è.

La cifra distintiva delle creazioni di Maurizio Ternullo, oltre alla succitata, straordinaria ironia demolitiva, è la profonda e variegata conoscenza che dimostra di possedere della nostra letteratura, sia antica che contemporanea, Dante in primis ma anche Manzoni, Leopardi, Ariosto e Verga; e di quella straniera, Shakespeare e Cervantes in pole position, e delle fiabe e di tanto altro ancora.

Ciò che colpisce subito chi legge i suoi “versacci” è la sua abilità a usare vari schemi metrici, primeggia su tutti la terzina dantesca di cui Maurizio è un evidente estimatore, ma anche le quartine con rima alternata abbondano e questo vi dà già la misura di quanto non siano versacci i suoi ma splendide creazioni poetiche irridenti e dissacranti del, fortunatamente, passato regime.

Vi elenco, per mio piacere personale, ma anche a maggior gloria del nostro formidabile astrofisico-versificatore, alcuni dei “versacci” che mi hanno stimolato il desiderio di scoprire a quale poesia del passato o presente si sia ispirato (e Maurizio poi mi dirà se ho azzeccato):

–      4 a “La quiete dopo la tenpesta” di Leopardi

–      11 a “Il parlamento” di Carducci

–      12 a “Il 5 maggio” ( 11 e 12 intitolate Sconcezza 1 e Sconcezza 2, straordinarie…)

–      13 al cap. XV di Don Chisciotte di Cervantes

–      16 all’ottava 111 del cap 23 dell’Orlando Furioso

–      19 al discorso di Mangiafuoco in Pinocchio di Collodi

–      26 al Giuramento di Pontida di Berchet

–      27 a un aforisma di Verga

–      36 al primato del popolo italiano

–      46 al Macbeth di Shakespeare nella parte finale della foresta di Birnam

–      53 a Catilina col suo quousque tandem

–      61 allo Zecchino d’oro, da me amatissimo, 44 gatti

–      63 al signor Bonaventura di Srgio Tofano

–      67 all’inizio della Divina Commedia con “nel mezzo del cammin di nostra vita..”

–      75 al canto X dell’Inferno di Dante

–      80 al canto V sempre dell’Inferno

Concludo con un applauso e una standing ovation virtuale a questo libro che meriterebbe di essere adottato nelle scuole superiori e letto da molti paludati giornalisti politici per togliersi di dosso la prosopopea e supponenza quando credono di scrivere i loro commenti politici.