“Ricordando Auschwitz” di Adele Libero

il campo

Macinare il passato,

come un treno addormentato,

come lacrime di carta,

come filo spinato.

Quando il freddo era neve

nello stomaco vuoto,

nella luce di candele

nello spasmo di fuggire.

Le cataste di scarpe,

di cappelli, di occhiali,

le grida delle guardie,

come fossero animali.

Quante vite nel fango

a spalare le ore,

aspettando le sere,

ogni istante più nero.

Questo bianco grigiore

ora avvolge il campo,

come un nastro di vergogna

che s’annoda all’Uomo.

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