accadde…oggi: nel 1904 nasce Bruna Mateldi Moretti, di Cristiana di San Marzano

Brunetta (Bruna Mateldi Moretti)

Dire che è stata una disegnatrice di moda è
riduttivo. Bruna Mateldi Moretti, per tutti
semplicemente Brunetta, è stata soprattutto una
curiosa degli altri, un’osservatrice. Un’artista che ha
usato block notes e matita per esprimere il suo
senso dell’umorismo, a volte anche crudele. Il primo
disegno? Un branco di galline con borsetta e
cappello. Erano le signore di Ivrea a passeggio.
Figlia di un musicista, Brunetta cresce nella
cittadina piemontese. Dopo il liceo artistico
frequenta l’Accademia di Belle Arti prima a Torino e
poi a Bologna. Fondamentale l’incontro, quando è
ancora giovanissima, con Filiberto Matedi, elegante
caricaturista ed esponente del periodo della
Scapigliatura.
Brunetta, che comincia a fare bozzetti pubblicitari e
a disegnare per i giornali, alla moda si avvicina
quasi per caso, illustrando nel ‘25 i modelli del sarto
Paul Poiret. Disegni stravaganti, quasi surreali, che
la mettono in luce anche a livello internazionale.
Diana Vreeland, mitica direttrice di Vogue,
vorrebbe portarla a New York, ma lei non vuole
lasciare il marito, ormai malato da tempo.
Recupererà nel 1959, quando diventerà
collaboratrice di Harper’s Bazaar.
La fotografia non è ancora egemone, e i suoi schizzi trovano ospitalità su vari giornali, dalla Gazzetta del Popolo
fino al Corriere della Sera. Alle sfilate quella di Brunetta è ormai una presenza fissa, le sue rubriche seguitissime.
La moda, che lei definisce «l’utilità delle cose inutili» è un pretesto per raccontare le donne. Così nasce in tandem
con Camilla Cederna la rubrica dell’Espresso “Il Iato debole”, dal ‘56 al ‘76. Cederna racconta nei suoi brevi
ritratti i nuovi snob, Brunetta li fissa col suo segno nero, essenziale. Spesso grottesco.
Sfogliando le decine di pubblicazioni che sono state dedicate ai suoi schizzi, e forse la più completa è Il vizio di
vestire, una raccolta delle Edizioni delle donne, ne esce una galleria delle italiane nel corso di oltre cinquant’anni.
Da quelle dell’anteguerra, languide e fatali, alle prime ragazze in minigonna, nei Sessanta, desiderose di vita,
piene di speranza. Fino alle nuove arrampicatrici dei Settanta. Donne vivaci, vincenti, ma anche fragili, dubbiose.
A Brunetta per raccontarle bastava disegnare un dettaglio. Una lieve smorfia, un sopracciglio alzato, un occhio
sfuggente. «Perché le mie», sottolineava sempre, «sono “osservazioni”»

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