il cognome delle donne, di Aurora Tamigio, recensione di Paola Naldi

Libri per ricordare | Ragazze di mezza stagione

Sono in genere incuriosita dai romanzi d’esordio soprattutto delle giovani scrittrici, per cui mi sono “tuffata” in questo, anche se non recente,

Si tratta di una saga familiare, che rispetta le caratteristiche del genere. Il titolo fa riferimento alla difficoltà delle donne di mantenere una propria identità, soprattutto nei rapporti matrimoniali.

Abbiamo una storia familiare, ambientata in Sicilia, inserita nella storia dell’Italia, dagli anni Venti agli Ottanta.

Rosa sfida la famiglia e un padre violento, fuggendo e sposando Salvatore, un giovane dall’animo gentile, con cui avvia un’osteria, in un paese di campagna. Siamo in un ambiente rurale, in cui la violenza sulle donne viene accettata e considerata normale. Gli uomini occupano le piazze bevendo e giocando a carte, mentre le donne sono confinate in casa, costrette a lavori pesanti, legati all’accudimento dei familiari.

Ci sono le autorità del paese che mantengono questo sistema patriarcale, spesso legato alla mafia.

Rosa e Sebastiano costruiscono una famiglia e hanno tre figli: Ferdinando, Donato e Selma.

Purtroppo la guerra si porta via Sebastiano e Rosa, carismatica e ribelle, porta avanti il lavoro dell’osteria e la famiglia. Sviluppa poi la capacità di curare e aiutare altre donne. Donato diventa prete e Ferdinando trova lavoro in un altro paese.

Su Selma, abile ricamatrice, silenziosa, delicata e docile, si concentra la seconda parte del racconto. Sposa un uomo sfaticato, brillante a parole, ma fanfarone e prepotente. Ha tre figlie: Patrizia, Lavinia e Marinella. Costrette a trasferirsi in città, per decisione di Santi, si prospetta per tutte un periodo difficile.

Abbiamo il periodo della seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo e i suoi strascichi, i cambiamenti del dopoguerra, gli anni ’60 e ’80 con la loro euforia. Ci sono vari fatti di cronaca, dall’omicidio Moro ai mondiali di calcio. Tutto accade mentre le nostre protagoniste cercano la propria strada.

Rosa e Selma muoiono: le tre ragazze, Patrizia, Lavinia e Marianella vanno via di casa, quando il padre vuole imporre una nuova presenza, a loro ostile. Ci sono attorno a loro figure maschili che a volte aiutano, altre complicano la vita.

Il pregio del romanzo è la caratterizzazione dei personaggi. Il focus è su un mondo femminile che si evolve, lotta, si emancipa, tra mille difficoltà, rifiutando le soluzioni tradizionali. Il percorso è lineare, senza particolari colpi di scena, molto realistico. Si entra completamente in un contesto familiare, di cui si colgono tutti gli aspetti e le sfumature. Le descrizioni sono molto pertinenti e gli ambienti ben definiti.

Lo stile è fluido, scorrevole, garantendo una lettura piacevole.

La storia ti prende, è avvincente, ma manca di originalità, nel senso che si inserisce tra tanti bei romanzi ambientati nel ‘900, percorrendo un filone molto “gettonato”. Comunque una lettura consigliata!

Aurora Tamigio è nata a Palermo nel 1988 e cresciuta a Milano. Successivamente alla laurea in Storia dell’Arte Contemporanea, ha studiato sceneggiatura cinematografica. Dopo aver lavorato come autrice freelance per il cinema, oggi è copywriter e scrive per aziende del mondo della tecnologia e del design. È caporedattrice del magazine di informazione cinematografica Silenzioinsala.com e scrive cortometraggi (L’incontro, Homefish, Signorina Forsepotevo). Alcuni dei suoi racconti sono pubblicati su “La Balena Bianca”, “Crack Rivista” e “Il rifugio dell’Ircocervo”.
Il cognome delle donne
 è il suo primo romanzo, pubblicato da Feltrinelli nel 2023, e vincitore nel 2024 del Premio Bancarella.

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