accadde…oggi: nel 1964 muore Pia Nalli, di Marinella Fiume

Nalli Pia

La prima donna siciliana a salire su una cattedra
universitaria di ruolo fu una matematica, una vera
conquista – faticosissima – se pensiamo a quante
battaglie le donne in tutto il mondo hanno dovuto
combattere contro i pregiudizi, alcuni dei quali
ancor oggi duri a morire, che le hanno discriminate
e tenute lontane dagli studi scientifici.
Malgrado tutto, esse sono riuscite a scrivere il loro
nome a caratteri indelebili negli annali di questa
disciplina a cui hanno pagato, nel corso di una lunga
storia, un tributo non indifferente: da Teano (VI sec.
a. C), allieva e moglie di Pitagora, una delle ventotto
sorelle del sodalizio pitagorico, a Ipazia, fondatrice
di un’autorevole scuola matematica, la più famosa
risolutrice di problemi dell’antichità, il cui amore
per la disciplina le costò la vita per mano del
fanatismo religioso e sessista, alle matematiche del
secolo dei lumi, come Maria Gaetana Agnesi (1718-
1799), nota come una delle migliori matematiche
europee e la prima donna ad essere chiamata a
ricoprire una cattedra universitaria, all’Università di
Bologna, o Sophie Germain (1776-1831), esperta di
teoria dei numeri e di fisica, alle grandi matematiche del XIX sec, come Sofia Kovaleskaja (1850-1891), professore
all’Università di Stoccolma, e Emmy Noether (1882-1935), fondatrice dell’Algebra moderna, «il più importante
genio creativo della matematica prodotto da quando l’istruzione superiore è stata aperta alle donne» (A.
Einstein), alla quale fu preclusa la libera docenza all’Università di Gottinga.
Prima fra le matematiche italiane del Novecento fu la siciliana Pia Nalli, seguita da Maria Pastori (1895-1975),
ordinario di Meccanica razionale all’Università di Messina, Maria Cibrario Cinquini (1905-1992), ordinario di
Analisi matematica a Cagliari e professore emerito all’Università di Pavia, Maria Biggiogero Masotti, ordinario di
Geometria presso il Politecnico di Milano.
Nata a Palermo il 10 febbraio 1886, non ebbe praticamente altri interessi che riempissero e dessero senso alla sua
vita al di fuori della matematica. Non c’è traccia di uomini nella sua esistenza, se si esclude la sua devozione per
Giuseppe Bagnera, il maestro che la iniziò agli arcani della disciplina.
E ciò non mancò di attirarle nel mondo accademico e tra i suoi allievi, non sempre meritevoli o spaventati delle
impegnative prove d’esame cui li sottoponeva, i pettegolezzi consueti specialmente negli ambienti provinciali e le
critiche di “zitella acida”, che si alimentavano delle leggende sui suoi proverbiali scatti d’ira, sul suo carattere
scontroso, sul suo linguaggio spartano, sulle sue fattezze non proprio aggraziate, sul suo sciatto e ridicolo modo
di vestire.
Laureatasi in Matematica a Palermo nel 1910, discutendo una tesi assegnatale dal Bagnera, ottenne nel 1914 la
libera docenza con la dissertazione Esposizione e confronto critico delle diverse definizioni proposte per
l’integrale definito di una funzione limitata o no (Palermo 1914) e divenne prima professore straordinario di
Analisi a Cagliari (1921-1923), poi professore ordinario nella stessa sede fino al 1927, quando si trasferì a Catania
nella cattedra di Analisi algebrica.

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