Uno dei gialli più splendidi e appassionanti che abbia mai letto (e chi mi segue da tempo sa che sono alquanto numerosi) questo di Armando Santucci, scrittore milanese, che ho letteralmente divorato in meno di quarantotto ore, le sue 275 pagine sono volate in un soffio e ne sono appena riemersa dopo una ininterrotta apnea emotiva.
I primi complimenti vanno all’avvincente stile narrativo (che avevo già avuto modo di apprezzare nella mia recensione a un’altra sua opera precedente) e alla perfetta contestualizzazione storica della vicenda che si svolge nel 1925, in pieno ventennio fascista: bravissimo!
E complimenti di vero cuore per la descrizione dettagliata e piena d’amore di Milano che non è soltanto una location ma diventa una straordinaria protagonista.
Il top dei complimenti lo riservo alla straordinaria caratterizzazione dei principali protagonisti, in primis l’ispettore di polizia Ercole Argento, di cui è impossibile non innamorarsi per la sua umanità e il suo coraggio nel perseguire la verità anche a costo di mettersi in pericolo; e poi il suo collega e rivale Zamberletti e tutte gli/le altri/e numerosi/e co-protagonisti tra cui Paolo, il compagno segreto di Ercole. Sì, perché Santucci ha immaginato una storia in cui essere omosessuali nella polizia e per di più durante il fascismo va tenuto nascosto per non essere messi alla berlina e perdere il posto di lavoro perché “cadere è un attimo”: standing ovation!

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