la sonnambula, di Bianca Pitzorno, recensione di Antonella Sacco

La sonnambula – Bianca Pitzorno* Impressioni di lettura – Antonella Sacco

(edizione digitale da me letta Giunti Editore S.p.A., 2026)

Il romanzo è ambientato alla fine dell’Ottocento in Sardegna. Prevalentemente a Donora, nome d’arte per Sassari (come spiega l’autrice stessa alla fine del libro in una nota: Tutti i miei lettori sanno che nei miei scritti ho ribattezzato la mia città natale col nome di Lossài, oppure di Donora.).

Racconta la storia di una giovane donna che di quando in quando ha degli episodi simili a trance involontarie che talvolta le mostrano eventi futuri. Questa sorta di dono induce un conte a sposarla, ma il matrimonio è tutto fuorché felice e lei fugge lontano. Cambia più volte luogo in cui vivere e si mantiene con l’attività di sonnambula, una specie di indovina. In realtà la sua è una finzione ma la giovane ha doti di ascolto e intuizione che le consentono di non essere scoperta e di aiutare davvero le sue clienti (quasi tutte donne). Il lettore la segue mentre esercita, sotto il nome di Ofelia Rossi, a Donora, fino a che non si trova costretta di nuovo alla fuga e poi anche durante questa.

Il romanzo è in buona parte una carrellata di personaggi, parecchi dei quali ispirati a persone realmente vissute, come del resto la stessa Ofelia.

Soprattutto verso la fine del romanzo l’autrice parla in prima persona e dichiara il suo ruolo di creatrice della storia e del destino dei protagonisti.

Una lettura piacevole ma non entusiasmante, né particolarmente originale, nel senso che le storie dei vari personaggi e della stessa sonnambula sono abbastanza scontate.

Di Bianca Pitzorno mi è piaciuto di più “Il sogno della macchina da cucire”, che ho letto qualche anno fa, anche questo ambientato a fine Ottocento e con protagonista una donna.

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