una preghiera per morire, di Jack Higgins, recensione di Antonella Sacco

Una preghiera per morire – Jack Higgins * Impressioni di lettura – Antonella Sacco

(Titolo originale “A Prayer for the Dying”, trad. Fenisia Giannini; originale pubblicato nel 1973; edizione italiana da me letta Sperling Paperback, 1991)

Un romanzo d’azione, con personaggi che rimangono impressi fino dalle prime pagine.

La vicenda coinvolge il lettore dall’inizio, la narrazione è svolta in modo esperto e il risultato è una storia intrigante con personaggi che non si dimenticano.

C’è un killer, Martin Fallon, che uccide un uomo, un malavitoso, su incarico di un altro malavitoso, Jack Meehan. Testimone dell’omicidio un prete, padre da Costa. Il killer però non lo uccide.

Ci sono anche dei poliziotti. E la nipote del prete, Anna, una giovane cieca che suona l’organo in chiesa.

E mentre lei è decisamente fra i buoni, come Meehan è fra i cattivi, non si può mettere Fallon fra i cattivi e padre da Costa fra i buoni, perché sono o sono stati entrambe le cose. E forse è per questo che si intendono e si rispettano.

La storia si svolge in fondo senza sorprese, con un epilogo prevedibile fino dall’inizio, ma quello che conta è il modo con cui viene narrata, il comportamento dei personaggi, i dialoghi. La vicenda così com’è è verosimile ma improbabile, ma è raccontata in modo credibile perché coerente con le caratteristiche di ciascun personaggio.

Forse le “parti” sono un po’ schematiche, come dicevo ci sono i buoni (oltre ad Anna l’arcivescovo e magari i poliziotti), i cattivi (oltre a Meehan suo fratello minore Billy) e quelli buoni e cattivi a un tempo (anche la prostituta Jenny).

Da notare che Martin Fallon è uno degli pseudonimi con cui questo autore, il cui vero nome era Harry Patterson, ha firmato sette romanzi dal 1962 al 1978.

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