Il piccolo libraio di Archangelsk – Georges Simenon * Impressioni di lettura – Antonella Sacco
(Titolo originale “Le petit homme de Archangelsk”, trad. Massimo Romano; originale pubblicato nel 1956; edizione italiana da me letta Adelphi, 2007)
Fu un errore mentire. Se ne rese conto nel momento stesso in cui apriva bocca per rispondere a Fernand Le Bouc. E solo per timidezza, per mancanza di disinvoltura, non cambiò le parole che gli salivano alle labbra.
Questo è l’incipit di “Il piccolo libraio di Archangelsk” di Georges Simenon e le prime quattro parole, come sospettavo quando ho iniziato la lettura, contengono in nuce lo sviluppo e l’epilogo dell’intera storia.
Io lo trovo un incipit molto potente, soprattutto la prima frase “Fu un errore mentire”. Nel seguito si capirà a proposito di cosa il personaggio ha mentito, ma al momento questo non importa, quello che conta è l’impatto delle quattro parole iniziali.
Un breve cenno alla trama: il protagonista è Jonas Milk, ebreo russo di quarant’anni, emigrato in Francia dal paese natale durante la Rivoluzione d’Ottobre. È un libraio, appassionato collezionista di francobolli. Vive in modo modesto ma non in povertà in una cittadina di provincia del Berry, vicino alla zona del mercato. Quando il lettore lo conosce è sposato con la ventiquattrenne Gina, ragazza bella e provocante, che prima e dopo il matrimonio si è accompagnata con molti uomini, cosa che Jonas ha sempre saputo e tollera, anzi giustifica.
Una sera Gina non torna a casa. È successo altre volte e, forse per questo, a chi (per la precisione il barista da cui va quotidianamente a prendere il caffè) il giorno successivo gli chiede come mai non c’è, lui, preso alla sprovvista, dice che è andata a trovare un’amica, in un’altra città. Cioè mente (la frase dell’incipit si riferisce a questo).
E per qualche altro giorno si sente costretto a insistere nella bugia, che poi viene naturalmente scoperta.
E poi… e poi basta raccontare perché ho detto forse anche troppo.
È magistrale da parte dello scrittore la pittura della psicologia del protagonista Jonas, e dei suoi vicini e concittadini, che nel loro insieme costituiscono un po’ un altro protagonista del romanzo (forse l’antagonista?), insieme alla sfuggente eppure sempre presente Gina. Simenon riesce a trasmettere il disagio di Jonas al lettore e, almeno per me, arrivare alla fine del romanzo è stata per questo una sorta di liberazione. Non lo dico in senso negativo, ovviamente, perché, viceversa, il libro mi è piaciuto (anche se triste) e non mi è certo venuto in mente di lasciarlo a metà, anzi, più andavo avanti e più mi sono affrettata a proseguire, ma volevo finirlo per scrollarmi di dosso quella sensazione di malessere.

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