Il pittore, il giardiniere e il fiato degli elfi, di Alberico Bojano, edizioni Spartaco 2025, recensione di Daniela Domenici

Il sottotitolo di quest’opera, alquanto particolare, di Alberico Bojano, medico e scrittore, è “misterioso intrigo dalla Reggia di Caserta ai monti del Matese” e si svolge nella seconda metà del 18esimo secolo.

L’autore ha messo al centro del suo libro due figure realmente vissute ma la storia è, naturalmente, di fantasia seppur con rigorosi riferimenti storici. Uno dei due protagonisti è Andrew Grafer, giardiniere della corte dei Borbone, l’altro è Philipp Hackert, pittore; al loro primo incontro non si piaceranno, non entreranno subito in sintonia ma con il passare degli anni e della alterne vicende la loro amicizia diventerà profonda e inossidabile fino alle rispettive morti nel 1802 e nel 1807. Insieme a molti/e altri/e co-protagonisti/e danno vita a questo appassionante e originale “thriller storico tra insospettabili rivoluzionari, fedelissimi della corona e massoni”.

Bojano, per rendere ancora più credibile questo suo romanzo, utilizza una lingua perfettamente in pendant con l’epoca in cui avviene, con circonlocuzioni, aggettivi e modi di dialogare assolutamente ad hoc, e con le classi sociali con cui Graefer e Hackert si troveranno a interagire; complimenti!

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