l’isola dei fili perduti, di Eleonora D’Errico, recensione di Paola Naldi

Leggere per conoscere | Ragazze di mezza stagione

Ci sono storie nascoste, che un romanzo può rivelare.

Siamo a Venezia nel 1895 e la protagonista è la giovanissima Lena, una impiraressa, ossia una delle donne che infilano perline di vetro di Murano, destinate al commercio, da raccogliere in mazzi con aghi sottili. Si tratta di un lavoro ormai abbandonato, ma che, per anni, permette alle donne dei quartieri poveri di guadagnare qualcosa. Il lavoro si tramanda da madre in figlia e siamo in un periodo in cui una ragazza povera non ha alcuna prospettiva, un destino già determinato: lavorare, sposarsi presto con un uomo deciso dai genitori, mettere al mondo figli e continuare a lavorare nella miseria…

Quando la notte del 14 aprile un terremoto fa vibrare la casa di Lena, scivolano a terra con le scosse le perle che lei e le donne della famiglia stanno lavorando. Questa è una tragedia, perché vuol dire perdere la fiducia della mistra, colei che dà lavoro, spesso sottopagandolo. Lena, per aiutare la madre vedova, è costretta ad andare a servizio a Ca’ Cappello, presso una nobildonna inglese, Lady Enid Layard. Qui le si apre un mondo di ricchezza, eleganza, cultura. Osserva l’ambiente che ruota attorno alla nobildonna, con artisti e scrittori, che frequentano casa e che le fanno intravvedere nuove prospettive. Forte è il contrasto con la sua famiglia.

Il fratello Riccardo, assunto nella vetreria in cui è morto il padre, quasi i padroni con questo vogliano ripagarne la perdita, si unisce alle lotte clandestine, per ottenere salari migliori. La madre Teresa e la sorella Maria vorrebbero per Lena la ripetizione di un destino comune, senza speranza.

Lena, dopo aver imparato a leggere e scrivere, diventata più matura e consapevole, decide di creare la prima Lega di impiraresse, insieme a compagne coraggiose. In questo viene aiutata dalla nonna ottantenne, anche lei un tempo impiraressa.

Ci sono personaggi di fantasia e altri realmente vissuti, in un racconto che vede la trasformazione di Lena, da ragazza sprovveduta a donna consapevole, così come quella della società veneziana, attraversata da cambiamenti sociali, economici e politici. Risulta chiara la disparità sociale legata allo sviluppo economico, così come l’importanza dell’unione e della solidarietà tra lavoratori. Sono anni di rivolte operaie, di scioperi, di istituzione di camere del lavoro, fino ad arrivare a federazioni di categoria e sindacati. C’è chi paga duramente la ribellione, come l’operaia Luisa, che perde una mano e la stessa Lena, che per un periodo finisce in carcere.

Non si ottiene un cambiamento radicale, ma maggiore rispetto per i lavoratori e Lena sceglie il proprio destino.

L’idea del romanzo, come dice la scrittrice nella nota finale, nasce da un articolo del settembre 1904, pubblicato su Il Giornaletto di Venezia, in cui si parla dell’adesione allo sciopero delle impiraresse dell’ottantenne Angela Ciribiri, realmente esistita e che nel romanzo appare come nonna di Lena. Angela, madre di 12 figli, vedova a 51 anni, è stata una impiraressa per tutta la vita, lavorando dall’alba al tramonto, senza pausa e senza diritti.

Sono realmente esistiti alcuni personaggi: Vittoria Agazzi, prima studentessa iscritta alla Scuola Superiore di Commercio (allora riservata ai maschi) e Maria Pezzè Pascolato, autrice, traduttrice e fondatrice di biblioteche circolanti, come la prima biblioteca per ragazzi d’Italia. Lady Enid, realmente esistita, ha lasciato un diario di 8000 pagine, citando donne come la pittrice Clara Montalba, le cui opere sono state rifiutate dalla Biennale, ma imitate da artisti maschi o Alethea Wiel, che ha scritto libri sulla storia e cultura italiane.

La condizione femminile era caratterizzata da un forte controllo familiare e sociale, cui Lena si ribella sin dall’inizio della storia.

Un romanzo molto interessante, scritto abilmente. Si svela una Venezia che va al di là dell’immagine stereotipata da cartolina.

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